22/02/2012
Marcegaglia ripropone i licenziamenti facili
Corriere
Un’altra bufera sull’articolo 18 e la tutela dei diritti dei lavoratori.
Questa volta, ad innescarla è la presidente di Confindustria sig. Marcegaglia che ha affermato: “Noi non vogliamo abolire l'articolo 18, il reintegro deve rimanere per i casi discriminatori, ma vogliamo poter licenziare le persone che non fanno bene il loro mestiere”
E poi rivolta ai sindacati: “Vorremmo avere un sindacato che non protegge assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro”
Affermazioni ritenute gravi dai sindacati confederali Cisl, Uil e Cgil. E gravi lo sono non tanto per l’attacco
all’articolo 18 quanto al riferimento alla qualità del lavoro degli operai e alla richiesta esplicita di licenziare coloro che “non fanno bene il loro mestiere” e al reintegro che deve riguardare unicamente “i casi discriminatori”.
E brava, sig. Marcegaglia. Licenziamo tutti allora!
Si, perché, se il reintegro riguarderà solo i casi discriminatori, i casi di licenziamento non riguarderanno solo le difficoltà economiche dell’azienda perché, visto che il licenziato non potrà più fare ricorso, ogni scusa sarà valida.
La frase “vogliamo licenziare quelli che non fanno bene il loro lavoro”, da sola annulla ogni possibilità di reintegro dato che, avendo la possibilità di licenziare, sarà solo l’azienda a giudicare chi “farà bene il proprio lavoro” e, pertanto, anche i licenziamenti discriminatori passeranno con la scusa che l’operaio non si impegna.
Insomma, tra una precisazione (Va tuttavia rimarcato che a volte l'articolo 18 diventa un alibi dietro il quale si possono nascondere dipendenti infedeli, assenteisti cronici e fannulloni) e l’altra, alla fine, l’unico interesse degli industriali riguarda la possibilità di avere mano libera sulle questioni aziendali e rispetto ai diritti dei lavoratori.
Che ci siano i furbi che sfruttano le leggi a proprio vantaggio è fuori discussione - però dovrebbe anche prendere atto dei tanti furbi che ci sono nel mondo inprenditoriale. Furbi che, quando non pagano le tasse, sono dei veri e propri ladri -, questo, però, non giustifica la cancellazione della norma.
La sig. Marcegaglia dovrebbe, invece di prendere atto della disponibilità dei sindacati a discutere delle riforme necessarie alla modifica degli ammortizzatori sociali, che sono il vero fulcro del problema, cerca di rimescolare le carte creando ulteriori tensioni al fine di raggiungere lo scopo dei licenziamenti liberi perché, probabilmente, non ritiene necessario il coinvolgimento dell’azienda nel sostenerli. Coinvolgimento proposto dal governo.
16:23 Scritto da: francescoverduc in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, marcegaglia | OKNOtizie |
|
del.icio.us |
|
Digg |
Facebook |
Stampa
02/02/2012
Per Monti, il lavoro fisso è monotono.
Questo, secondo Monti, servirà a “ridurre il terribile apartheid che esiste tra chi per caso o per età è già dentro e chi fa fatica ad entrare".
Dunque, Monti ha espresso in modo chiaro e inequivocabile il suo pensiero sulla riforma del lavoro che in sintesi può essere: per far entrare i giovani nel mondo del lavoro bisogna che gli stessi siano disposti a essere sostituiti e a passare certi periodi, più o meno lunghi, da disoccupati. Inoltre, per ridurre quello che chiama apartheid, anche i meno giovani si devono adeguare rinunciando al posto fisso.
Non voglio, qui entrare in merito alle pensioni che, con la nuova riforma, e con questa concezione del lavoro di Monti, diventerà un sogno per tutti.
Quello che voglio far presente, invece, è che, se valutiamo la portata di una simile concezione, l’unica cosa che risalta è che si creerà una massa di disoccupati dipendenti, o ricattati, dallo stato e dalle aziende di ogni settore in una economia liberista coperta, o mascherata, dallo stato sociale ovvero, lo stato, con gli ammortizzatori, farà da scudo alle esigenze del mercato che, ad ogni crisi aziendale o di settore o generale, ma anche per ristrutturazione degli impianti, lascierà a casa i lavoratori in esubero scaricandone il costo maggiore sullo stato.
Insomma, una vera e propria liberalizzazione del mercato del lavoro a spese dello stato e, pertanto, del cittadino; vale a dire che, nel prossimo futuro, pagheremo per lavorare.
Inoltre, nelle dichiarazioni di Monti, traspare la consapevolezza che di lavoro ce ne sarà sempre meno, ovvero, il lavoro ci sarà ma a produrre e a gestirlo, saranno in prevalenza le macchine.
Però, pur consapevoli di questo, i nostri governanti , ma anche i politici in genere,continuano a negare l’esistenza di un problema che è alla base dei problemi occupazionali di oggi.
In un mondo dove la tecnologia sta sostituendo l’uomo, invece di prevedere un nuovo modo di ripartizione della ricchezza che, come detto, sarà prodotta dal lavoro delle macchine con un minimo apporto umano e, pertanto, un nuovo modo di intendere l’economia, si continua sul vecchio modello della ripartizione in base al posto di lavoro e a sostenere chi rimane fuori col metodo dell’assistenzialismo che, utilissimo che sia, non dovrebbe essere inteso come scopo finale ma come momento transitorio verso un nuovo modello socio/politico/economico.
La tutela del singolo lavoratore, come si è espresso Monti, va bene a patto che, nel prossimo futuro, diventi: la tutela dei diritti del cittadino a usufruire dei vantaggi derivanti dalla nuova società a tecnologia avanzata anche se non partecipa più alla produzione e alla distribuzione.
15:02 Scritto da: francescoverduc in LAVORO, POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
|
del.icio.us |
|
Digg |
Facebook |
Stampa
01/02/2012
Noi e il vuoto
Carico di presagi, più che di neve.
Un cielo che opprime,
che preme, come un maglio
preme l’acciaio incandescente,
deformando la percezione
del sé, di quello che siamo,
di tutto ciò che eravamo.
Origine foto
Nessuno è rimasto sulla panchina
ha contemplare il grigio cielo plumbeo.
Nessuno è rimasto nel tempo
ha testimoniare quanto soli eravamo.
Schiacciati dall’immenso peso
che il cielo, inclemente,
come punizione delle sconsiderate
nostre azioni, c’infligge, come fantasmi
nel vuoto del nostre sé, senza meta
continuiamo la nostra folle corsa verso l’ignoto.
Quel vuoto che da sempre ci accompagna,
che in noi è l’essenza del sé più profondo.
Quel vuoto in cui da sempre cadiamo,
da cui, con ostinata determinazione,
ne cerchiamo la fine.
Ma il cielo, da tempi remoti,
ci rifugge, tenendoci prigionieri
nel nostro tempo finito; nel nostro sé
per sempre racchiusi.
17:11 Scritto da: francescoverduc in POESIE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: noi, vuoto, ignoto, cielo, sé | OKNOtizie |
|
del.icio.us |
|
Digg |
Facebook |
Stampa

