26/01/2012
La cacofonia italiana
Un governo tecnico, quello di Mario Monti, ma, al contempo, un regista dei mali che ci affliggono.
Basta vedere le tante anime del paese che, di colpo, si sono risvegliate al suono allarmante delle trombe dell’autorità. Trombe che, fino ad ieri, sembravano assopite in un chiacchiericcio urlante, in un silenzio assordante di autoritarismo privato, però, dell’autorità necessaria a farsi sentire perché, pur essendo legale era, comunque, legato, prigioniero d’un gioco antico che tiene insieme le anime non in forza di una ragione legata al bene comune, ma basata sul rapporto di interessi particolari che ne hanno determinato si la nascita e la vittoria ma portandolo ad una fine ingloriosa proprio a causa del mancato interesse comune per il bene comune.
Ora, le anime, caduto il legame con l’autorità autoritaria, si sono risvegliate dando sfogo al loro disappunto di fronte ad un’autorità non autoritaria ,quasi taciturna , ma decisamente determinata ad applicare le leggi oltre che a farle.
Un evento, questo, che ha preso in contropiede le anime abituate a tutto meno che a vedersi chiamare in causa proprio da un’autorità non autoritaria ma decisa che vorrebbe riportare le anime ad una visione sociale basata sul bene comune.
E, nel momento in cui il governo Monti cerca di smontare la struttura corporativa delle categorie, le anime si ribellano perché, un conto è dire e non fare o fare solo nei confronti dei soliti (lavoratori dipendenti accusati dal governo Berlusconi di corporativismo), altro conto è essere chiamati in causa direttamente.
Ecco che, allora, il chiacchiericcio assordante diventa clangore, come campane che suonano a distesa, spietato nel suo tentativo di rimuovere la causa del loro malessere. Senza armonia, in una cacofonia senza speranza si affannano a distruggere perché non più centrali, o centrali in senso inverso, nel contesto sociale.
Anime tradite, dunque, quelle che stanno mettendo sotto sopra l’Italia. Ma tradite da chi se non da loro stesse, dal loro senso perverso dei rapporti tra cittadini e stato. Tradite dalla loro stessa volontà di essere stato nello stato. Da quel sistema che loro stessi sostengono accettando le regole della privatizzazione, come i camionisti e i tassisti, in massima parte padroncini, ma anche farmacisti e liberi professionisti in genere.
Individui che hanno accarezzato la speranza di arriccihre accettando le regole del gioco, ora, trovandosi di fronte a una realtà ben diversa da quella sperata, determinata dalla crisi del sistema che loro stessi hanno condiviso, cercano rifugio in un’altra speranza: quella di sovvertire la realtà nel tentativo di salvare quel sistema che li ha partoriti.
Basta vedere le tante anime del paese che, di colpo, si sono risvegliate al suono allarmante delle trombe dell’autorità. Trombe che, fino ad ieri, sembravano assopite in un chiacchiericcio urlante, in un silenzio assordante di autoritarismo privato, però, dell’autorità necessaria a farsi sentire perché, pur essendo legale era, comunque, legato, prigioniero d’un gioco antico che tiene insieme le anime non in forza di una ragione legata al bene comune, ma basata sul rapporto di interessi particolari che ne hanno determinato si la nascita e la vittoria ma portandolo ad una fine ingloriosa proprio a causa del mancato interesse comune per il bene comune.
Ora, le anime, caduto il legame con l’autorità autoritaria, si sono risvegliate dando sfogo al loro disappunto di fronte ad un’autorità non autoritaria ,quasi taciturna , ma decisamente determinata ad applicare le leggi oltre che a farle.
Un evento, questo, che ha preso in contropiede le anime abituate a tutto meno che a vedersi chiamare in causa proprio da un’autorità non autoritaria ma decisa che vorrebbe riportare le anime ad una visione sociale basata sul bene comune.
E, nel momento in cui il governo Monti cerca di smontare la struttura corporativa delle categorie, le anime si ribellano perché, un conto è dire e non fare o fare solo nei confronti dei soliti (lavoratori dipendenti accusati dal governo Berlusconi di corporativismo), altro conto è essere chiamati in causa direttamente.
Ecco che, allora, il chiacchiericcio assordante diventa clangore, come campane che suonano a distesa, spietato nel suo tentativo di rimuovere la causa del loro malessere. Senza armonia, in una cacofonia senza speranza si affannano a distruggere perché non più centrali, o centrali in senso inverso, nel contesto sociale.
Anime tradite, dunque, quelle che stanno mettendo sotto sopra l’Italia. Ma tradite da chi se non da loro stesse, dal loro senso perverso dei rapporti tra cittadini e stato. Tradite dalla loro stessa volontà di essere stato nello stato. Da quel sistema che loro stessi sostengono accettando le regole della privatizzazione, come i camionisti e i tassisti, in massima parte padroncini, ma anche farmacisti e liberi professionisti in genere.
Individui che hanno accarezzato la speranza di arriccihre accettando le regole del gioco, ora, trovandosi di fronte a una realtà ben diversa da quella sperata, determinata dalla crisi del sistema che loro stessi hanno condiviso, cercano rifugio in un’altra speranza: quella di sovvertire la realtà nel tentativo di salvare quel sistema che li ha partoriti.
16:31 Scritto da: francescoverduc in Riflessioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: italia, lavoro, monti, governo | OKNOtizie |
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