29/01/2012

Il governo Monti e la tutela del lavoratore.

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Monti, in una intervista, ha dichiarato che “occorre che la protezione delle persone nel mercato del lavoro non diminuisca ma diventi più equilibrata e con una protezione meno concentrata sul singolo posto di lavoro e più concentrata sul singolo lavoratore, quindi con una esigenza di mobilità nel tempo”.
Cosa significhi di preciso “più concentrata sul singolo lavoratore” non si sa; farebbe però pensare a una qualche forma di assistenzialismo alla nord Europa.
Ciò implicherebbe la possibilità di assistenza diversa dall’attuale e prolungata nel tempo. E non può essere altrimenti perché, parlando di flessibilità in entrata e in uscita, è ovvio presupporre un ampio margine di azione alle aziende sul problema licenziamento.
Proprio la Fornero ha dichiarato che: "Oggi esiste un legame eccessivo tra il singolo lavoratore e il suo posto di lavoro. Un legame che si tende a far "resistere", molto spesso, anche quando l'azienda che fornisce quel posto di lavoro non è più in grado di assicurarlo. Questo problema va risolto". Dunque, il problema iniziale è dare la possibilità all’azienda di licenziare, quello secondario, dare assistenza al licenziato. Ma, come dice sempre la Fornero, si tratta di trovare nuovi strumenti in sostituzione dei vecchi “non più adeguati ai tempi che stiamo vivendo”. Quali siano questi strumenti “si vedrà al tavolo delle trattative”.
Il problema, dice la Fornero, è “depurare la questione dal suo valore ideologico” discutendo apertamente senza tabù.

Il problema primo per mettere in atto un cambiamento sostanziale, però, sono i soldi necessari a sostenerlo. Eliminare l’articolo 18, la Cig e l’attuale normativa sula mobilità per sostituirli con nuovi strumenti, di cui ancora non si conosce la natura, avrà, comunque dei costi “elevati”, come sostiene sempre la Fornero. Allora vien da chiedersi se non sia il caso di lasciare le cose come sono limitandosi a potenziarle.
Inoltre, se il problema è il lavoro in se, è ovvio che, se si vuole proteggere il lavoratore, si debba dagli il necessario per vivere - questo anche per incentivare il consumo e evitare tensioni sociali. A nulla servono tanti giri di parole per sostenere una cosa evidente; il lavoro umano, a causa del continuo sviluppo della tecnologia, almeno nel settore produttivo, andrà sempre più assottigliandosi. La conseguenza sarà, inevitabilmente, una diminuzione costante dei posti disponibili.
Questo implica che l’apertura ai licenziamenti servirà unicamente a sfoltire la manodopera in eccesso. Ma questo porterà anche a una diminuzione delle entrate fiscali.

A questo punto, per sostenere un welfare orientato al sostentamento di quanti rimarranno esclusi, sarà necessario rivedere la normativa fiscale spostandola dalla persona fisica alla produzione, distribuzione dei beni e redditi medio alti.
Pertanto, se si vuole dare maggior libertà di licenziamento e, al contempo, sostenere i disoccupati, è ovvio che non si può esìimersi da una diversa concezione del fisco.

15:47 Scritto da: francescoverduc in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, governo, disoccupazione, welfare | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

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