31/01/2012

Chiesta perizia psichiatrica per Totò Riina.

ANSA
Totò Riina, il noto criminale e boss mafioso che “lottò” contro lo stato a suon di attentati dove morirono molte persone, che uccise e fece uccidere altre persone, che decretò l’eliminazione dei familiari dei pentiti fino al 20° grado di parentela e che è stato condannato a svariati ergastoli per le sue attività criminali, è riuscito ad ottenere, per mezzo del suo avvocato, la perizia psichiatrica perché “non più in grado di intendere e di volere”. La richiesta è stata avanzata nel processo d’appello per l’omicidio di Giovanni Mungiovino, politico Dc ucciso nell’83.

La perizia psichiatrica, nel procedimento penale, serve per determinare se l’imputato, al momento del crimine, era capace di intendere e volere (art. 85 del codice penale). Nel caso venga determinato che non lo era, cade l’accusa perché: Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. È imputabile chi ha la capacità d’intendere e di volere.
Come si possa valutare la capacità di inendere e di volere di  un imputato dopo quasi trent’anni dal fatto, considerando anche il cospicuo curriculum criminale del soggetto, è un mistero. Ma anche se dovesse risultare che, al momento di quel determinato delitto, il soggetto non fosse in grado di inendere e di volere, rimangono sempre in essere le condanne all’ergastolo di molti altri delitti e quello di eversione contro lo stato come capo mafioso.

17:14 Scritto da: francescoverduc in Giustizia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: mafia, giustizia, totò ruiina | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

30/01/2012

Controlli fiscali a Milano, fisco in azione permanente

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Repubblica  repubblica   Corriere
Dopo i controlli di Cortina e Roma, sabato è toccato a Milano. I controlli sono stati effettuati in due fasi con la stessa modalità di Cortina e Roma, gli agenti dall’agenzia delle entrate hanno controllato 230 locali e hanno constatato che il 30% evade il fisco.

Non c’è che dire se non che, Milano, la capitale del nord (o della padania?) industrializzato e ricco, motore dell’economia italiana, alla fine risulta evasore quanto il sud. Ma non solo, perché sono stati trovati anche lavoratori in nero e irregolari (clandestini), merce contraffatta e la falsificazione dei questionari degli studi di settore.

L’agenzia delle entrate, dunque, sembra stia facendo sul serio nel contrastare l’evazione che, ha quanto sembra, è uno sport nazionale e non relegato, come ci volevano far credere, nel solo sud.
Va detto, però, che la lotta all’evazione non passa solo attraverso i controlli degli esercizi pubblici ma anche nella aziende industriali e sulla strada col controllo dei mezzi che trasportano la merce.
C’è da auspicarsi che i controlli vengano estesi a tutti i settori e che diventino ordinaria amministrazione; che è il solo modo di creare un giusto approccio al problema tasse.
Bisogna sfatare il principio che se le tasse sono elevate non si pagano e inserire quello che le tasse servono per i servizi ai cittadini e non per mantenere privilegi personali.
In tal senso sembra muoversi il governo Monti che, partendo dall’utilizzo dei soldi recuperati per diminuire le tasse, vorrebbe arrivare all’utilizzo per il sociale.

Purtroppo, però, la diminuzione delle tasse è, fine ad oggi, stata usata come propaganda elettorale ma, considerando che l’attuale governo non ha interesse ad essere rieletto - a parte, forse, qualche sìingolo ministro - e non fa parte di nessun schieramento politico, la speranza che si arrivi a ridurre sostanzialmente l’evazione con mezzi che durano nel tempo e a un più ampio impegno sul sociale è abbastanza reale.

13:46 Scritto da: francescoverduc in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fisco, evasione, milano | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

29/01/2012

Chiuso il mio cuore

La pòrta è apérta
ma trìste il mio cuòre
chiùso nel suo dolore,
d’una sòrte incèrta.

Dal mondo si ritira!
Che tanta violènza
paùra e impotènza,
crea nél profondo l’ìra

vèrso un mondo chiùso
al grìdo disperàto
déll’amore affrànto,
impotènte, confùso;

pèrduto nel profondo
dell’abìsso. Che fòrza
di reagìre  non tròva
di tornàre nel mondo.

17:16 Scritto da: francescoverduc in POESIE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poesie, mondo, tristezza | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

Il governo Monti e la tutela del lavoratore.

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Monti, in una intervista, ha dichiarato che “occorre che la protezione delle persone nel mercato del lavoro non diminuisca ma diventi più equilibrata e con una protezione meno concentrata sul singolo posto di lavoro e più concentrata sul singolo lavoratore, quindi con una esigenza di mobilità nel tempo”.
Cosa significhi di preciso “più concentrata sul singolo lavoratore” non si sa; farebbe però pensare a una qualche forma di assistenzialismo alla nord Europa.
Ciò implicherebbe la possibilità di assistenza diversa dall’attuale e prolungata nel tempo. E non può essere altrimenti perché, parlando di flessibilità in entrata e in uscita, è ovvio presupporre un ampio margine di azione alle aziende sul problema licenziamento.
Proprio la Fornero ha dichiarato che: "Oggi esiste un legame eccessivo tra il singolo lavoratore e il suo posto di lavoro. Un legame che si tende a far "resistere", molto spesso, anche quando l'azienda che fornisce quel posto di lavoro non è più in grado di assicurarlo. Questo problema va risolto". Dunque, il problema iniziale è dare la possibilità all’azienda di licenziare, quello secondario, dare assistenza al licenziato. Ma, come dice sempre la Fornero, si tratta di trovare nuovi strumenti in sostituzione dei vecchi “non più adeguati ai tempi che stiamo vivendo”. Quali siano questi strumenti “si vedrà al tavolo delle trattative”.
Il problema, dice la Fornero, è “depurare la questione dal suo valore ideologico” discutendo apertamente senza tabù.

Il problema primo per mettere in atto un cambiamento sostanziale, però, sono i soldi necessari a sostenerlo. Eliminare l’articolo 18, la Cig e l’attuale normativa sula mobilità per sostituirli con nuovi strumenti, di cui ancora non si conosce la natura, avrà, comunque dei costi “elevati”, come sostiene sempre la Fornero. Allora vien da chiedersi se non sia il caso di lasciare le cose come sono limitandosi a potenziarle.
Inoltre, se il problema è il lavoro in se, è ovvio che, se si vuole proteggere il lavoratore, si debba dagli il necessario per vivere - questo anche per incentivare il consumo e evitare tensioni sociali. A nulla servono tanti giri di parole per sostenere una cosa evidente; il lavoro umano, a causa del continuo sviluppo della tecnologia, almeno nel settore produttivo, andrà sempre più assottigliandosi. La conseguenza sarà, inevitabilmente, una diminuzione costante dei posti disponibili.
Questo implica che l’apertura ai licenziamenti servirà unicamente a sfoltire la manodopera in eccesso. Ma questo porterà anche a una diminuzione delle entrate fiscali.

A questo punto, per sostenere un welfare orientato al sostentamento di quanti rimarranno esclusi, sarà necessario rivedere la normativa fiscale spostandola dalla persona fisica alla produzione, distribuzione dei beni e redditi medio alti.
Pertanto, se si vuole dare maggior libertà di licenziamento e, al contempo, sostenere i disoccupati, è ovvio che non si può esìimersi da una diversa concezione del fisco.

15:47 Scritto da: francescoverduc in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, governo, disoccupazione, welfare | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

27/01/2012

Sempre più alla deriva. Italiani sempre più sfiduciati.

La repubblica
Ormai, la sensazione d’essere su una nave alla deriva è evidente per molti italiani che, intervistati da Eurispes, dichiarano di aver poca fiducia nell’attuale governo. In realtà, il governo Monti ha recuperato sette punti rispetto al governo Berlusconi. Ma rimane ancora lontano da una fiducia, se non piena, almeno abbastanza consistente da far pensare ad una tendenza degli italiani al ritorno ai consumi.
Invece, come si deduce dal rapporto, la tendenza degli italiani rimane quella del risparmio a causa dell’incertezza del futuro e della perdita del potere d’acquisto.

Insomma, per gli italiani, la nave sta andando sempre più alla deriva; e non si può dar loro torto.
Considerando che il divario tra redditi e inflazione si sta allargando sempre più, pensare ad una ripresa è impensabile dal punto di vista di coloro che stanno vivendo la situazione di disagio causato dalla crisi. Un disagio che li costringe a lottare quotidianamente per arrivare alla fine mese, senza riuscirci.  
L’Italia del ceto medio (e qui bisognerebbe tirare una linea di demarcazione tra ceto medio e ceto ricco) , che fino a qualche anno fa poteva accampare il diritto d’essere la classe di riferimento, sta ora scivolando verso il baratro della classe, meno abbiente, dei “proletari che per primi si sono trovati alla deriva. Anche se è vero che certi stipendi permettono di sentire meno la crisi, ciò non significa che il ceto medio si fidi e, perciò, tende a ridurre le spese in previsione di un ulteriore ribasso del reddito.
Inoltre, considerando che molti del ceto medio hanno già iniziato a consumare i risparmi per far fronte alle spese passate tipo mutui, è ovvio presupporre che non si muoveranno finché non saranno sicuri almeno di una minima stabilità che permetta loro di programmare le spese senza rischio.

Dunque, il problema maggiore per la ripresa è il consumo dei beni; senza quello non ci può esserci ripresa industriale e, senza quella, rimarrà fermo anche il terziario e i servizi in genere.
E non bastano certo le azioni del governo sulle liberalizzazioni e sul lavoro a riportare la nave su una rotta controllata poiché il problema della deriva dipende dalla nave stessa. Una nave che dovrebbe essere mandata alla demolizione, sta, invece, per essere rattoppata alla meglio, ma non per essere riportata in porto ma per poterla rimettere in navigazione.
Gli interventi del governo non servono ad altro che ha salvare la nave pur nella piena coscienza che è la nave stessa la vera causa della deriva.
LA CAUSA DELLA CRISI E’ DEL SISTEMA ECONOMICO LIBERISTA E NON DELLA STRUTTURA SOCIALE. SE NON SI CAMBIA QUELLO, SARA’ INUTILE RATTOPPARE LA NAVE.
Noi e la società

11:25 Scritto da: francescoverduc in Riflessioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi, italiani, monti, governo, fiducia, liberismo | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

26/01/2012

La cacofonia italiana

Un governo tecnico, quello di Mario Monti, ma, al contempo, un regista dei mali che ci affliggono.

Basta vedere le tante anime del paese che, di colpo, si sono risvegliate al suono allarmante delle trombe dell’autorità. Trombe che, fino ad ieri, sembravano assopite in un chiacchiericcio urlante, in un silenzio assordante di autoritarismo privato, però, dell’autorità necessaria a farsi sentire perché, pur essendo legale era, comunque, legato, prigioniero d’un gioco antico che tiene insieme le anime non in forza di una ragione legata al bene comune, ma basata sul rapporto di interessi particolari che ne hanno determinato si la nascita e la vittoria ma portandolo ad una fine ingloriosa proprio a causa del mancato interesse comune per il bene comune.

Ora, le anime, caduto il legame con l’autorità autoritaria, si sono risvegliate dando sfogo al loro disappunto di fronte ad un’autorità non autoritaria ,quasi taciturna , ma decisamente determinata ad applicare le leggi oltre che a farle.
Un evento, questo, che ha preso in contropiede le anime abituate a tutto meno che a vedersi chiamare in causa proprio da un’autorità non autoritaria ma decisa che vorrebbe riportare le anime ad una visione sociale basata sul bene comune.
E, nel momento in cui il governo Monti cerca di smontare la struttura corporativa delle categorie, le anime si ribellano perché, un conto è dire e non fare o fare solo nei confronti dei soliti (lavoratori dipendenti accusati dal governo Berlusconi di corporativismo), altro conto è essere chiamati in causa direttamente.
Ecco che, allora, il chiacchiericcio assordante diventa clangore, come campane che suonano a distesa, spietato nel suo tentativo di rimuovere la causa del loro malessere. Senza armonia, in una cacofonia senza speranza si affannano a distruggere perché non più centrali, o centrali in senso inverso, nel contesto sociale.

Anime tradite, dunque, quelle che stanno mettendo sotto sopra l’Italia. Ma tradite da chi se non da loro stesse, dal loro senso perverso dei rapporti tra cittadini e stato. Tradite dalla loro stessa volontà di essere stato nello stato. Da quel sistema che loro stessi sostengono accettando le regole della privatizzazione, come i camionisti e i tassisti, in massima parte padroncini, ma anche farmacisti e liberi professionisti in genere.
Individui che hanno accarezzato la speranza di arriccihre accettando le regole del gioco, ora, trovandosi di fronte a una realtà ben diversa da quella sperata, determinata dalla crisi del sistema che loro stessi hanno condiviso, cercano rifugio in un’altra speranza: quella di sovvertire la realtà nel tentativo di salvare quel sistema che li ha partoriti.

16:31 Scritto da: francescoverduc in Riflessioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: italia, lavoro, monti, governo | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

25/01/2012

Per Beppe Grillo, non ha senso dare la nazionalità ai figli di immigrati.


Beppe Grillo, sul suo blog, afferma che: “la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della "liberalizzazione" delle nascite”.

Di quali distrazioni parli Grillo non si riesce bene a capirlo. Con tutto il parlare che si fa, oggi, dei provvedimenti del governo e delle manifestazioni, in primis quella dei camionisti che sta mettendo in ginocchio l’economia, di diverse categorie, parlare di distrazione del popolo italiano sulla questione nazionalità significa pensare il popolo come una massa di incoscienti, di persone incapaci di distinguere tra le diverse priorità del paese.
Quello che, però, lascia maggiormente perplessi, è l’affermazione che “la nazionalità a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso”. A dire il vero, non si capisce di quale senso si tratti ma, ipotizzando, si può dire che, Grillo, intenda riferirsi all’integrazione degli stranieri nella cultura laica italiana. Se così fosse, significa che, egli stesso, si trova “dall’altra parte”, dalla parte, cioè, di quelli che identifica giustamente con i leghisti e i movimenti xenofobi “che“crescono nei consensi per paura delle “liberalizzazione delle nascite”. Vale a dire che , per non perdere consensi, bisogna “cavalcare le paure del popolo” anziché creare una cultura capace di accettare attivamente lo straniero.
Inoltre, la frase, essendo scritta da un personaggio pubblico che si presenta come antagonista dell’attuale assetto socio/politico, implica che, in realtà, più che un cambiamento nella gestione sociale - come predicato ufficialmente- si vuole un cambio di potere che non comporta, necessariamente, un cambio nei metodi di gestione sociale.

Questa mattina, in bibblioteca, m’è capitato per le mani un libro di Valeria Scafetta dal titolo: Scarpe nel deserto e e vi ho trovato una citazione di Platone: “lo straniero separato dai suoi concittadini e dalla sua famiglia dovrebbe ricevere un amore maggiore da parte degli uomini e degli dei”. Platone, dunque, già ha cavallo del 400/300 aC, aveva ben presente la situazione degli stranieri.

16:25 Scritto da: francescoverduc in IMMIGRAZIONE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: beppe grillo, immigrati, nazionalità, figli | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

24/01/2012

Sciopero autotrasportatori: Italia a rischio penuria merci primarie

Dalla Sicilia, la protesta si è spostata sulla penisola bloccando, di fatto, la circolazione dei tir e creando forti disagi anche alla circolazione delle autovetture private.
Lo sciopero, che durerà fino a venerdì 27, come già successo in Sicilia, rischia di creare una situazione di estremo disagio a quei cittadini che nulla hanno a che fare con la categoria degli autotrasportatori.
E’ vero che l’aumento del carburante interessa tutti i cittadini, ma è altrettanto vero che altre categorie, e sono la maggioranza dei lavoratori, stanno affrontando il problema all’interno del dibattito civile consci della grave  situazione creatasi con la crisi economica.

Quanto ho già scritto riguardo alla Sicilia: “quando uno sciopero coinvolge tutta l’economia del territorio in cui avviene - ora si tratta della sicilia, ma provate ad immaginarvi uno sciopero degli autotrasportatori a livello nazionale che si prolunghi per giorni -  impedendo il normale flusso di merci che servono, sia a mantenere attiva la produzione industriale sia il rifornimento commerciale di alimenti e altre materie necessarie alla popolazione creando disagi e lasciando la popolazione senza il necessario, non si può più parlare di semplice protesta contro provvedimenti governativi che, pesanti che siano, ne soffriamo tutti. Qui si tratta di vera e propria rivolta contro uno stato ritenuto invasivo, non solo degli interessi di parte ma anche nei confronti del territorio stesso”sembra si stia verificando.

Lo sciopero selvaggio - come veniva definito un tempo -, se portato avanti a oltranza, e da una sola categoria, porta in sé la volontà di rovesciare piuttosto che quella di patteggiare per un accordo equo.
Volendo fare un confronto con gli scioperi degli anni settanta, non si può fare a meno di pensare che gli scioperi dei metalmeccanici, che erano i più attivi e decisi a portare aventi, a oltranza le loro rivendicazioni, erano semplici passeggiate perché non erano mai arrivati, anche nei momenti più duri, a bloccare l’intera economia. Gli obiettivi dello sciopero, allora, erano i proprietari degli stabilimenti - è vero che si fecero anche scioperi contro i governi, ma in quei casi, erano chiamate allo sciopero tutte le categorie (sciopero generale) - e li si fermavano. Eventuali blocchi stradali e ferroviari si limitavano a qualche ora creando si disagi, ma mai il blocco dell’economia.

E’ indubbio che le richieste e lo sciopero sono legali, quello che non lo è è il metodo di lotta scelto perché pone innanzi alle richieste il problema dell’intoccabilità della categoria che, forte della sua posizione primaria nella distribuzione e, di conseguenza, nell’intera economia, in una economia basata sull’utile, può permettersi di ricattare chiunque si ponga in contrasto ai suoi interessi. Questo pone in primo piano la necessità di porre un limite, attraverso una regolamentazione, alla pratica degli scioperi - cosa già fatta per quanto riguarda i lavoratori dell’industria - affinché non diventino strumento di prevaricazione o, addirittura - come successo in Cile nel 1973, quando lo sciopero degli autotrasportatori pose le basi per il golpe di Pinochet che portò al potere i militari dando inizio alla dittatura -  di destabilizzazione della democrazia.
Il limite, però, deve riguardare unicamente l’impossibilità di influire sull’intera economia. Lo sciopero deve avvenire all’interno della categoria, ovvero, tra i lavoratori e i loro datori di lavoro.

L’attuale sciopero, pertanto, deve essere penalizzato. Lo stato deve intervenire affinché si ponga fine al blocco totale della circolazione delle merci che sta mettendo in ginocchio il paese obbligando la categoria ad adottare altre forme di lotta che coinvolgano unicamente la categoria e il datore di lavoro.

16:33 Scritto da: francescoverduc in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

23/01/2012

Bossi, Maroni e il giuramento di Pinocchio

La foto dei maroniani: Cerchio, se davvero sei magico, SPARISCI!!!!!
Dopo il magna magna romano, la lobby leghista, il cerchio magico, si riscopre rivoluzionaria sperando di recuperare sia l'unità intorno al boss, sia un consenso ormai diviso tra bossiani e maroniani - in proposito si veda l'articolo "Maroni: bossiani pronti a lancio di uova".
Ma la realtà, dopo il magna magna romano, è ben diversa. la base non si fida più delle parole e non crede alla logica del fine che giustifica i mezzi. E indietro non si torna.
Le minacce di Bossi al vecchio "camerata" e amico - si fa per dire - Berlusconi, non fanno più presa ne sull'ex, per modo di dire, alleato ne sulla base che si aspetta una politica indipendente da quella nazionale.

Un Bossi alquanto smorto, quasi cadaverico, quello visto in piazza duomo a Milano, con la contestazione al cerchio magico ormai consolidata e in fase di ribaltare le sorti del vecchio boss al di la delle parole di Maroni sul “non è successo niente, la lega è sempre unita” e degli applausi della platea.
Un Bossi bambino che, di fronte all’evidenza dei fatti, non vuole saperne di mollare e fa i capricci minacciando ritorsioni qualora lo stravecchio amico non faccia cadere il governo Monti definito infame.

Certo che fa un certo effetto - intestinale - sentire certi discorsi fatti da un personaggio che, fino a ieri, predicava il ringiovanimento della politica e che, oggi, cerca di rimanere attaccato alle briglie dei cavalli seduto in cassetta del calesse tutto preso a mantenersi saldo al potere. Da l’idea del vecchio canuto messo in disparte, al ricovero?, che continua a comportarsi come se fosse il capo famiglia mentre tutti lo ignorano.

Insomma, come al solito, incominciano col voler cambiare il mondo per poi rifiutare i cambiamenti più evidenti.

16:45 Scritto da: francescoverduc in satira | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lega, bossi, maroni | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

22/01/2012

Strage in Nigeria: fondamentalismo islamico all’attacco dell’Africa occidentale. Diventerà così anche l’Europa?

Corriere della sera

Attacco terroristico a Kano, seconda città della Nigeria. A sferrare l’attacco è stata la formazione fondamentalista islamica Boko Haram collegata al dfondamentalismo islamico di al- Qada.
Gli obiettivi degli attacchi sono stati gli edifici pubblici, stazioni di polizia, centrale dei servizi segreti e l’ufficio centrale per l’immigrazione. Gli attacchi sono stati sia dinamitardi che scontri a fuoco con l’uso di cecchini che hanno sparato contro le forze dell’ordine. Il risultato è stato di 150 morti tra cui molti civili. L’attacco sanguinoso è stato condotto contro lo stato nigeriano guidato dal presidente cristiano Goodluck Jonathan.
L’attacco è stato rivendicato, appunto, dal gruppo terroristico Boko Haram che si prefigge di combattere contro chiunque esprima idee contrarie alla legge islamica per l’affermazione dell’islamismo in Nigeria.

Si potrebbe dire che questo è l’ennesimo fatto di sangue in Africa commesso da gruppi terroristici che mirano ad espandere il potere islamico e, di conseguenza, il fronte della lotta tra occidente e islam. Si potrebbe anche dire che la colpa di ciò è dell’occidente per le sue politiche di rapina nei confronti dei paesi africani. Ma sarebbe affermare cose risapute e, pertanto minimizzare l’accaduto.  

Un attacco simile conporta una regia complessa che, a sua volta, ha bisogno di un’organizzazione capillare. Questo ci dovrebbe far riflettere sulla situazione italiana ed europea in merito all’immigrato mussulmano e la sua integrazione nel nostro sistema socio/economico/politico.
Ci dovrebbe, altresì, spingerci a porci almeno una domanda: è sufficiente che l’immigrato si comporti onestamente contribuendo al Pil e coprendo i “buchi” nella produzione o, invece, dovrebbe essere chiamato ad integrarsi nella nostra cultura laica?

Quello che emerge dalle analisi dei politici è, senza dubbio, la necessità di avere immigrati che contribuiscano al Pil e coprano i “buchi”. Questo, però, comporta la presenza di una massa consistente di persone che può non essere disponibile ad integrarsi nella nostra cultura laica e, pertanto, soggetta ad affermarsi come cultura indipendente. Questa affermazione avverrà attraverso l’acquisizione dei diritti fondamentali incluso quello di essere presente politicamente nelle istituzioni e, pertanto, acquisirebbero la possibilità di modificare la struttura costituzionale verso uno stato non più laico.

E’ per questo che si rende necessario intervenire affinché gli immigrati vengano invogliati ad accettare la cultura laica. Questo può verificarsi solo a patto che venga dato loro l’istruzione necessaria attraverso la scuola - ovvio che questo modo di agire sarà rivolto più ai minori e ai giovani che agli anziani o comunque a persone già avanti con gli anni - e che venga data loro la possibilità di avere la cittadinanza italiana che, però, deve essere legata all’accettazione dello stato laico.
Questo servirà ad evitare la formazione di zone - sia fisiche che culturali - ghettizzate dove i componenti sono respinti ai margini della società e, perciò, la vedranno come oppressore.
Se si dovesse arrivare a quanto detto sopra, il rischio che l’Italia e l’Europa diventino campo di battaglia tra le diverse fazioni sarà altissimo. A nulla serviranno le “leggi sugli immigrati”  perché serviranno/servono solo a delineare la distanza tra “loro e noi” senza risolvere il problema perché l’immigrazione non si arresterà comunque dato la situazione di alcune aree del pianeta che, tra guerre, regimi totalitari e siccità, la vita è diventata impossibile.

16:47 Scritto da: francescoverduc in IMMIGRAZIONE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: nigeria, strage, immigrazione | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

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