29/02/2012
Ricordi
Dopo il volgere quotidiano
degli eventi - che, come serpi
nella tana, su se stessi
s’attorcigliano -,
a sera m’accorgo del tempo
trascorso osservando,
in me, lo scorrere dei ricordi.
E’ in quell’ora
- quando la luna occhieggia
sospesa all’orizzonte,
e la tenebra s’insinua
nascondendo la luce -
che si fa strada nell’animo
mio la consapevolezza
d’essere solo, lontano da tutto
- e tutti? -;
solo col ricordo di quello che fui
nel giorno appena trascorso.
13:43 Scritto da: francescoverduc in POESIE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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28/02/2012
L'Amore ritrovato
Azzurro e limpido,
nei tuoi occhi
il cielo si riflette,
restituendo l’immagine mia
scevra d’ogni impurità.
Ed, in essi specchiandomi,
il significato ritrovo
della vita che vile fuggivo.
E, nella loro sincerità,
la serenità pure ritrovo
che, nell’egoismo
- che da sola la mente,
dell’indolenza schiava,
non riesce a domare. -
s’era persa.
Ecco, allora,
un barbaglio di luce
dai tuoi occhi
s’insinua,
- crudele arma divina -
nel cuore, a rendere
giustizia d’un amore
da sempre agognato.
12:58 Scritto da: francescoverduc in POESIE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poesia, amore, occi, cielo | OKNOtizie |
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Come sarà il lavoro nel futuro?
Si continua a parlare di lavoro e ammortizzatori sociali ma nessuno ci dice se sarà possibile, in futuro, un sistema sociale basato sul lavoro dato il continuo miglioramento delle tecnologie di produzione, gestione e distribuzione. Nessuno ci dice che la causa prima della mancanza di occupazione sono proprio le tecnologie che sostituiscono l'uomo nel lavoro.
Continuano a incolpare la crisi attuale, peraltro dipendente dal debito pubblico e, pertanto, non attinente all'occupazione in se, mentre la crisi dell'occupazione dipende sostanzialmente dalla tecnologia.
In un sistema tecnologicamente avanzato, è ovvio presupporre che l'uomo sarà marginale rispetto al lavoro, perciò, il problema principale da affrontare, dopo aver accettato quanto sopra, sarà, necessariamente, la capacità del sistema di trovare il modo di provvedere a coloro, e saranno la maggioranza, che non potranno avere un'occupazione costante.
Eppure Mario Draghi, presidente della Bce, insiste sulla necessità di cambiare il modello sociale europeo affermando che è ormai superato. In linea con la politica europea e italiana, insiste sulla necessità delle liberalizzazioni, ponendole al primo posto nelle priorità, per creare nuovi posti di lavoro e dare così impulso al mercato sia sul piano degli investimenti che su quello dei consumi
Dunque, le liberalizzazioni sarebbero il nuovo motore destinato a ridare impulso all’economia e, di conseguenza, a creare posti di lavoro. Dunque, liberalizzare il mercato di lavoro, rendendolo più flessibile alle necessità del mercato, creerebbe più occupazione e eliminerebbe quello che chiama “mercato del lavoro a due velocità”; “molto flessibile per i giovani e inflessibile per la parte protetta dove i salari riflettono più l’anzianità che la produttività”.
Un mercato del lavoro dove l’idea dominante sarebbe un’alta capacità produttiva e il merito. Dove le aziende, per conformarsi alle esigenze del mercato, dovranno avere la possibilità di ridurre il personale in eccesso eliminando così l’idea di turnover.
Pertanto, la liberalizzazione del mercato del lavoro dovrebbe creare una maggiore flessibilità nel senso che, l’operaio licenziato troverebbe lavoro comunque e in tempi brevi in altre realtà.
A questa analisi manca una cosa essenziale; le aziende (di ogni settore) che si trovano nella necessità di aumentare la loro competitività dovranno, per forza di cose, investire in macchinari - investimenti che non riguardano solo le aziende produttive ma anche quelle del terziario (commercio, distribuzione, turismo,ecc.) - a tecnologia avanzata che sostituiranno la manodopera umana.
In questo modo si creeranno esuberi di personale che, secondo la teoria delle liberalizzazioni e le nuove norme che il governo italiano vorrebbe introdurre, potranno essere licenziati nella convinzione che, comunque troveranno lavoro in altre realtà.
Ma quali realtà?
Le uniche realtà disponibili saranno quelle dei servizi (trasporti, commercio <piccoli negozi>, turismo <per lo più stagionale>), delle cosiddette “partite iva” (piccoli artigiani, camionisti, idraulici, ecc)e dell’agricoltura (per lo più stagionali).
Realtà che, di per se, in massima parte, sono precarie perché, o sono stagionali o hanno una concorrenza troppo alta per poter avere un guadagno necessario a sopravvivere.
Questo significa che, in futuro, il mercato del lavoro sarà caratterizzato da un’enorme domanda a fronte di una minima offerta. Questo porterà a una società sempre più conflittuale e instabile sul piano sociale in mancanza di strutture in grado di soddisfare le necessità primarie della popolazione.
Ma allora perché sostenere che il modello europeo è superato - proponendo le liberalizzazioni come unico rimedio - quando, invece, è proprio questo il momento di attuarlo a pieno regime?
La risposta alla domanda è molto semplice: in un mondo che continua a cambiare, le necessità delle aziende si trovano in netto conflitto con quelle dei lavoratori (di qualsiasi categoria) proprio a causa dei continui investimenti che devono affrontare per modernizzare le strutture produttive e no per rimanere sul mercato, Al contempo, proprio a causa degli investimenti si trovano nella necessità di ridurre i lavoratori in esubero a causa dei macchinari moderni che non necessitano più della quantità di manodopera prima necessaria. Da qui la richiesta di poter licenziare ma, dato che i licenziamenti comportano un costo sempre più elevato degli ammortizzatori, si cerca di creare lavoro con la liberalizzazione dei mestieri pur sapendo che, in realtà, crea solo l’illusione del lavoro.
10:35 Scritto da: francescoverduc in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, precariato, disoccupazione | OKNOtizie |
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27/02/2012
La coca cola e le arance di Rosarno; guerra di potere sulla pelle dei diseredati.
| Foto di Antonello Mangano |
Sicuramente, la coca cola sta sfruttando una realtà ma, però, è difficile credere che ne sia l’artefice, anche se indiretto. Caso mai sta sfruttando le leggi italiane sull’immigrazione.
Leggi che, invece di regolarizzare l’immigrato, lo rende clandestino, qualora perde il posto di lavoro, pur avendo il permesso di soggiorno, permettendo, così, il suo sfruttamento perché costretto a lavorare in nero.
Non è certo la multinazionale, almeno in Italia, ad obbligare l’assunzione in nero. La causa del fenomeno va ricercata nella struttura socio economica del posto in cui opera, e a cui si adegua.
Detto ciò, va ricordato che, a Rosarno, due anni fa ci fu la protesta dei clandestini contro le condizioni disumane cui erano sottoposti. Proteste che hanno dato origine alla “caccia al negro” e che ha coinvolto parte della popolazione.
Queste proteste, però, non sono hanno prodotto indagini adeguate per eliminare lo sfruttamento dei lavoratori stessi che, dopo i disordini di due anni fa erano stati costretti ad andarsene per poi essere richiamati a lavorare sempre alle stesse condizioni, continuando a percepire stipendi da fame, 20-25 euro al giorno, e a vivere assiepati in strutture fatiscenti per l’impossibilità di pagare l’affitto perché troppo alto o perché sono senza permesso di soggiorno e nessuno vuole rischiare di vedersi requisito l’appartamento..
Ad oggi, la situazione è la stessa anche se l’amministrazione comunale, con associazioni del posto, cerca di arginare il fenomeno.
L’effetto della denuncia di The Economist, però, ha provocato la reazione negativa della coca cola che, dopo aver negato il suo coinvolgimento nello sfruttamento, ha deciso di rompere i contratti con le aziende del posto, mettendo in ginocchio l’economia agricola di Rosarno e dintorni, per salvaguardare la sua immagine.
Concludendo, che gli immigrati siano sfruttati lo si sapeva già senza l’intervento esterno. Sembra, però, che la legge Bossi/Fini, che ne è la causa, sia caduta nel dimenticatoio di quanti sfruttano il momento della disgrazia altrui per poi fregarsene.
17:13 Scritto da: francescoverduc in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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26/02/2012
La scienza al servizio della chiesa, secondo il sig. Ratzinger.
foto da Nonciclopedia
“L'unione dell'uomo e della donna in quella comunità di amore e di vita che è il matrimonio, costituisce l'unico luogo degno per la chiamata all'esistenza di un nuovo essere umano, che è sempre un dono”.
Questo è quanto ha detto il Pontefice in occasione dell'udienza alla Pontificia Accademia per la Vita che ha organizzato un convegno sull'infertilità.
Come si possa definire una comunità di amore e di vita il matrimonio in una società tutta tesa all’individualismo, sicuramente, è uno dei misteri della fede. Misteri che non tengono fede della realtà in cui versa l’uomo oggi che, schiacciato tra le esigenze di sopravvivenza e il desiderio di un mondo giusto ed equo, deve rinunciare a quei presupposti necessari alla realizzazione dei suoi desideri.
Avere figli, oggi, implica un impegno che esula dal tema amore perché non basta amare per poter dare una vita degna di tale nome.
Se in passato i figli erano vissuti come un fatto economico - in modo particolare nel mondo contadino dove i maschi rappresentavano braccia per la campagna e le femmine un’entrata economica al momento del matrimonio (cosa che avviene tutt’oggi in parecchie parti del mondo) - oggi, caduti i presupposti di tale visione, i figli, il più delle volte sono vissuti come ingombro per le difficoltà cui la famiglia, o coppia?, deve far fronte per sopravvivere. Pertanto, quello che il papa chiama dono, in realtà è un problema che mette alla prova la coppia portandola, molto spesso, al divorzio. E questo dimostra che la coppia non segue, e non ha mai seguito, un progetto “divino”, che l’amore è altra cosa dall’ideale con cui viene rappresentato.
Il papa afferma anche che le coppie sterili dovrebbero essere aiutate dalla scienza - cosa che la scienza fa da secoli senza l’approvazione del papa - entrando così in contraddizione con quanto detto sopra; se fare figli dipende da un atto d’amore all’interno di una istituzione sacra, che bisogno c’è della scienza?
Se la scienza viene intesa come ricerca costante del significato della realtà, la teoria dell’amore cristiano cattolica, dato che basa la conoscenza sulla parola di dio, non è interessata ai suoi sviluppi che, costantemente, contrasta. Pertanto, affinché la scienza si adatti alla teoria dell’amore cristiano cattolica, non deve essere intesa come ricerca del significato della realtà ma come ricerca della verità della parola di dio; cioè, deve essere al servizio della verità divina che, in teoria, è già stata sviluppata completamente. Il servizio consisterebbe nel trovare prove da presentare ai dubbiosi e non credenti.
Questo modo di intendere la scienza implica lo snaturamento del suo significato intrinseco poiché verrebbe utilizzata, non più come metodo per la comprensione dell’universo e tutto ciò che contiene ma per sostenere la teologia cristiano/cattolica.
Parlare di famiglia e figli in termini di amore come legante dei rapporti sia nella coppia che tra essa e i figli non ha nulla di scientifico, pertanto, chiedere alla scienza di supportare eventuali difetti fisici da parte di uomini di fede cattolica significa usare la scienza in modo utilitaristico poiché la fede, essendo basata sulla parola di dio, che, secondo i cristiano cattolici, è verità assoluta, non ha nessun bisogno della scienza umana.
16:39 Scritto da: francescoverduc in RELIGIONE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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25/02/2012
Se versare l’assegno di mantenimento per il figlio/a diventa impossibile, si rischia il carcere senza condizionale.
E’ quanto sta succedendo a molti padri divorziati che, a causa della crisi o per essersi risposati, si trovano in difficoltà a versare l’assegno.
Un caso emblematico è quello di un cinquantenne disoccupato di Trento, divorziato e risposato con una figlia di undici anni a carico, che, senza lavoro da un anno, riesce a sopravvivere con il sostegno dei servizi sociali ma non riesce, comunque, a versare l’assegno di mantenimento per la figlia ventunenne avuta dalla prima moglie. Per questo è stato condannato a due mesi e venti giorni per violazione degli obblighi di assistenza familiare.
Come possa succedere una cosa del genere è incomprensibile. Che un genitore sia tenuto a versare la sua parte per mantenere il figlio/a è giusto e sacrosanto al di la delle motivazioni che hanno portato al divorzio, ma va anche tenuto conto dell’evoluzione della storia dei due ex coniugi se non si vuole distruggere la vita di persone già di per se provate dalla miseria.
Inutile dire che la legge, quando non tiene conto della dignità umana, diventa un qualcosa di estraneo e ancor più, quando non tiene conto delle difficoltà oggettive della persona.
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Genitori separati
14:12 Scritto da: francescoverduc in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: padri divorziati, assegno di mantenimento | OKNOtizie |
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24/02/2012
L'essenza e la passione
E’ della tua pelle l’essenza
che, evaporando, da me lascia,
inespressi desideri,
fluire dal nero pertugio, ove,
rifugiati, s’erano al mondo nascosti;
ed ora liberati, a te s’avvolgono
in dolci spirali di fuoco.
E grido la mia passione
in turbini di gioia repressa,
esplosa d’un colpo dal profondo
del vuoto che in me albergava.
23:21 Scritto da: francescoverduc in POESIE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poesia, passione | OKNOtizie |
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22/02/2012
Marcegaglia ripropone i licenziamenti facili
Corriere
Un’altra bufera sull’articolo 18 e la tutela dei diritti dei lavoratori.
Questa volta, ad innescarla è la presidente di Confindustria sig. Marcegaglia che ha affermato: “Noi non vogliamo abolire l'articolo 18, il reintegro deve rimanere per i casi discriminatori, ma vogliamo poter licenziare le persone che non fanno bene il loro mestiere”
E poi rivolta ai sindacati: “Vorremmo avere un sindacato che non protegge assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro”
Affermazioni ritenute gravi dai sindacati confederali Cisl, Uil e Cgil. E gravi lo sono non tanto per l’attacco
all’articolo 18 quanto al riferimento alla qualità del lavoro degli operai e alla richiesta esplicita di licenziare coloro che “non fanno bene il loro mestiere” e al reintegro che deve riguardare unicamente “i casi discriminatori”.
E brava, sig. Marcegaglia. Licenziamo tutti allora!
Si, perché, se il reintegro riguarderà solo i casi discriminatori, i casi di licenziamento non riguarderanno solo le difficoltà economiche dell’azienda perché, visto che il licenziato non potrà più fare ricorso, ogni scusa sarà valida.
La frase “vogliamo licenziare quelli che non fanno bene il loro lavoro”, da sola annulla ogni possibilità di reintegro dato che, avendo la possibilità di licenziare, sarà solo l’azienda a giudicare chi “farà bene il proprio lavoro” e, pertanto, anche i licenziamenti discriminatori passeranno con la scusa che l’operaio non si impegna.
Insomma, tra una precisazione (Va tuttavia rimarcato che a volte l'articolo 18 diventa un alibi dietro il quale si possono nascondere dipendenti infedeli, assenteisti cronici e fannulloni) e l’altra, alla fine, l’unico interesse degli industriali riguarda la possibilità di avere mano libera sulle questioni aziendali e rispetto ai diritti dei lavoratori.
Che ci siano i furbi che sfruttano le leggi a proprio vantaggio è fuori discussione - però dovrebbe anche prendere atto dei tanti furbi che ci sono nel mondo inprenditoriale. Furbi che, quando non pagano le tasse, sono dei veri e propri ladri -, questo, però, non giustifica la cancellazione della norma.
La sig. Marcegaglia dovrebbe, invece di prendere atto della disponibilità dei sindacati a discutere delle riforme necessarie alla modifica degli ammortizzatori sociali, che sono il vero fulcro del problema, cerca di rimescolare le carte creando ulteriori tensioni al fine di raggiungere lo scopo dei licenziamenti liberi perché, probabilmente, non ritiene necessario il coinvolgimento dell’azienda nel sostenerli. Coinvolgimento proposto dal governo.
16:23 Scritto da: francescoverduc in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, marcegaglia | OKNOtizie |
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02/02/2012
Per Monti, il lavoro fisso è monotono.
Questo, secondo Monti, servirà a “ridurre il terribile apartheid che esiste tra chi per caso o per età è già dentro e chi fa fatica ad entrare".
Dunque, Monti ha espresso in modo chiaro e inequivocabile il suo pensiero sulla riforma del lavoro che in sintesi può essere: per far entrare i giovani nel mondo del lavoro bisogna che gli stessi siano disposti a essere sostituiti e a passare certi periodi, più o meno lunghi, da disoccupati. Inoltre, per ridurre quello che chiama apartheid, anche i meno giovani si devono adeguare rinunciando al posto fisso.
Non voglio, qui entrare in merito alle pensioni che, con la nuova riforma, e con questa concezione del lavoro di Monti, diventerà un sogno per tutti.
Quello che voglio far presente, invece, è che, se valutiamo la portata di una simile concezione, l’unica cosa che risalta è che si creerà una massa di disoccupati dipendenti, o ricattati, dallo stato e dalle aziende di ogni settore in una economia liberista coperta, o mascherata, dallo stato sociale ovvero, lo stato, con gli ammortizzatori, farà da scudo alle esigenze del mercato che, ad ogni crisi aziendale o di settore o generale, ma anche per ristrutturazione degli impianti, lascierà a casa i lavoratori in esubero scaricandone il costo maggiore sullo stato.
Insomma, una vera e propria liberalizzazione del mercato del lavoro a spese dello stato e, pertanto, del cittadino; vale a dire che, nel prossimo futuro, pagheremo per lavorare.
Inoltre, nelle dichiarazioni di Monti, traspare la consapevolezza che di lavoro ce ne sarà sempre meno, ovvero, il lavoro ci sarà ma a produrre e a gestirlo, saranno in prevalenza le macchine.
Però, pur consapevoli di questo, i nostri governanti , ma anche i politici in genere,continuano a negare l’esistenza di un problema che è alla base dei problemi occupazionali di oggi.
In un mondo dove la tecnologia sta sostituendo l’uomo, invece di prevedere un nuovo modo di ripartizione della ricchezza che, come detto, sarà prodotta dal lavoro delle macchine con un minimo apporto umano e, pertanto, un nuovo modo di intendere l’economia, si continua sul vecchio modello della ripartizione in base al posto di lavoro e a sostenere chi rimane fuori col metodo dell’assistenzialismo che, utilissimo che sia, non dovrebbe essere inteso come scopo finale ma come momento transitorio verso un nuovo modello socio/politico/economico.
La tutela del singolo lavoratore, come si è espresso Monti, va bene a patto che, nel prossimo futuro, diventi: la tutela dei diritti del cittadino a usufruire dei vantaggi derivanti dalla nuova società a tecnologia avanzata anche se non partecipa più alla produzione e alla distribuzione.
15:02 Scritto da: francescoverduc in LAVORO, POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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01/02/2012
Noi e il vuoto
Carico di presagi, più che di neve.
Un cielo che opprime,
che preme, come un maglio
preme l’acciaio incandescente,
deformando la percezione
del sé, di quello che siamo,
di tutto ciò che eravamo.
Origine foto
Nessuno è rimasto sulla panchina
ha contemplare il grigio cielo plumbeo.
Nessuno è rimasto nel tempo
ha testimoniare quanto soli eravamo.
Schiacciati dall’immenso peso
che il cielo, inclemente,
come punizione delle sconsiderate
nostre azioni, c’infligge, come fantasmi
nel vuoto del nostre sé, senza meta
continuiamo la nostra folle corsa verso l’ignoto.
Quel vuoto che da sempre ci accompagna,
che in noi è l’essenza del sé più profondo.
Quel vuoto in cui da sempre cadiamo,
da cui, con ostinata determinazione,
ne cerchiamo la fine.
Ma il cielo, da tempi remoti,
ci rifugge, tenendoci prigionieri
nel nostro tempo finito; nel nostro sé
per sempre racchiusi.
17:11 Scritto da: francescoverduc in POESIE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: noi, vuoto, ignoto, cielo, sé | OKNOtizie |
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