Seconda parte. Libertà sociali e libertà individuali.

 

Credere nelle libertà sociali, ovvero nella libertà di esprimere le proprie critiche e vivere secondo i propri principi, è una cosa, pretendere che gli altri si conformino ai propri principi è altra cosa.

 

Nel primo caso si rivendica il diritto del libero arbitrio, ovvero la possibilità di organizzarsi all'interno della società in base ai propri principi nel pieno rispetto delle leggi che regolano i rapporti tra i diversi gruppi. Nel secondo caso si rivendica il diritto di agire indipendentemente dalle leggi che regolano i rapporti rivendicando la possibilità, o addirittura l'obbligo morale, di modificare le regole senza tener conto delle diversità insite nella società per il solo fatto di essere stati scelti alla guida da una parte del popolo. Questo li porta a credere che le diversità, invece di essere culturali, siano naturali - va detto che esistono diversità naturali che riguardano gli individui, oggi, però, si parla essenzialmente di diversità culturale, ovvero, quelle diversità nate proprio dallo sviluppo del pensiero umano riguardo al superamento delle necessità primarie e che per questo non possono essere considerate naturali - e, perciò, prese come base dello sviluppo. Base che, paradossalmente, non viene usata per giustificare il mantenimento delle differenze, essenziale per lo sviluppo del pensiero, ma per giustificare la loro eliminazione con l'imposizione di una sola cultura sulle altre. Storicamente, questo avviene con la creazione di regimi chiusi o totalitari.

 

Scritto da: francescoverduc Link permanente | Commenti (0)

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