02/03/2012

Come realizzare un’opera pubblica stando all’opposizione.


L’Arena
Succede a Verona che il sindaco Tosi, rispondendo ad un’accusa del PD sul “traforo delle Torricelle”, dica: “è inutile che il centrosinistra prometta che se vincerà le elezioni non procederà con l'opera, a meno che non intendano pagare milionate di euro di penale. Dovranno farla così come noi abbiamo dovuto fare il parcheggio di piazza Corrubbio, anche se eravamo contrari”. E ancora: “non c'è possibilità di tornare indietro, anche se perdessimo le elezioni, poiché c'è la dichiarazione di pubblica utilità e quindi è vincolante per chiunque amministri la città. È un percorso impossibile da interrompere, pena dover pagare milionate di euro per danni. Detto questo spero che la campagna elettorale resti sui binari della correttezza e della verità
Insomma, basta iniziare l’opera perché questa venga comunque realizzata al di la della sua utilità, dei costi e di eventuali ulteriori tasse anche se cambia la maggioranza.

Una cosa assurda in una democrazia dove le opere pubbliche dovrebbero essere almeno concordate da una commissione formata da tutti i partiti componenti della giunta in pari numero e non in base a interessi elettorali.
Questi metodi servono solo a creare sprechi inutili poiché, l’opera, se gestita da chi la propone, sicuramente avrà un iter molto più veloce perché, essendo motivato, cercherà in tutti i modi di portarla a termine nel migliore dei modi. Nel caso si dovesse verificare un cambio di maggioranza nell’amministrazione, se la nuova maggioranza non ritiene utile l’opera - come nel caso proposto - cercherà ogni pretesto per bloccare o, quantomeno, rellentando la messa a punto dell’opera per dimostrarne l’inutilità.

Questo succede quando le decisioni vengono prese in modo unilaterale senza l’appoggio di tutte le componenti della giunta. Certo, si può dire che, comunque, la maggioranza, come rappresentante della maggioranza dei cittadini, ha il diritto di decidere anche senza l’appoggio delle altre componenti politiche. Verissimo. Ma la maggioranza non è eterna. Può capitare che duri più di una legislazione, ma, prima o dopo cade lasciando il posto al suo contrario. Ed il problema è proprio questo. Una nuova amministrazione che prende in carico le opere iniziate anche se non le condivide.

13:36 Scritto da: francescoverduc in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: opere pubbliche | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

02/02/2012

Per Monti, il lavoro fisso è monotono.

Monti, parlando al tg5 e a matrix, ribadisce la convinzione che si debba rinunciare all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori che “non deve essere un tabù”, mettendo però la clausola che “si devono riformare gli ammortizzatori per tutelare il singolo lavoratore quando cambia lavoro”, aggiungendo che “i giovani si devono abituare all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita” aggiungendo “e poi, diciamolo, che monotonia”.
Questo, secondo Monti, servirà a “ridurre il terribile apartheid che esiste tra chi per caso o per età è già dentro e chi fa fatica ad entrare".

Dunque, Monti ha espresso in modo chiaro e inequivocabile il suo pensiero sulla riforma del lavoro che in sintesi può essere: per far entrare i giovani nel mondo del lavoro bisogna che gli stessi siano disposti a essere sostituiti e a passare certi periodi, più o meno lunghi, da disoccupati. Inoltre, per ridurre quello che chiama apartheid, anche i meno giovani si devono adeguare rinunciando al posto fisso.

Non voglio, qui entrare in merito alle pensioni che, con la nuova riforma, e con questa concezione del lavoro di Monti, diventerà un sogno per tutti.
Quello che voglio far presente, invece, è che, se valutiamo la portata di una simile concezione, l’unica cosa che risalta è che si creerà una massa di disoccupati dipendenti, o ricattati, dallo stato e dalle aziende di ogni settore in una economia liberista coperta, o mascherata, dallo stato sociale ovvero, lo stato, con gli ammortizzatori, farà da scudo alle esigenze del mercato che, ad ogni crisi aziendale o di settore o generale, ma anche per ristrutturazione degli impianti, lascierà a casa i lavoratori in esubero scaricandone il costo maggiore sullo stato.
Insomma, una vera e propria liberalizzazione del mercato del lavoro a spese dello stato e, pertanto, del cittadino; vale a dire che, nel prossimo futuro, pagheremo per lavorare.

Inoltre, nelle dichiarazioni di Monti, traspare la consapevolezza che di lavoro ce ne sarà sempre meno, ovvero, il lavoro ci sarà ma a produrre e a gestirlo, saranno in prevalenza le macchine.
Però, pur consapevoli di questo, i nostri governanti , ma anche i politici in genere,continuano a negare l’esistenza di un problema che è alla base dei problemi occupazionali di oggi.
In un mondo dove la tecnologia sta sostituendo l’uomo, invece di prevedere un nuovo modo di ripartizione della ricchezza che, come detto, sarà prodotta dal lavoro delle macchine con un minimo apporto umano e, pertanto, un nuovo modo di intendere l’economia, si continua sul vecchio modello della ripartizione in base al posto di lavoro e a sostenere chi rimane fuori col metodo dell’assistenzialismo che, utilissimo che sia, non dovrebbe essere inteso come scopo finale ma come momento transitorio verso un nuovo modello socio/politico/economico.
La tutela del singolo lavoratore, come si è espresso Monti, va bene a patto che, nel prossimo futuro, diventi: la tutela dei diritti del cittadino a usufruire dei vantaggi derivanti dalla nuova società a tecnologia avanzata anche se non partecipa più alla produzione e alla distribuzione.  

15:02 Scritto da: francescoverduc in LAVORO, POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

30/01/2012

Controlli fiscali a Milano, fisco in azione permanente

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Repubblica  repubblica   Corriere
Dopo i controlli di Cortina e Roma, sabato è toccato a Milano. I controlli sono stati effettuati in due fasi con la stessa modalità di Cortina e Roma, gli agenti dall’agenzia delle entrate hanno controllato 230 locali e hanno constatato che il 30% evade il fisco.

Non c’è che dire se non che, Milano, la capitale del nord (o della padania?) industrializzato e ricco, motore dell’economia italiana, alla fine risulta evasore quanto il sud. Ma non solo, perché sono stati trovati anche lavoratori in nero e irregolari (clandestini), merce contraffatta e la falsificazione dei questionari degli studi di settore.

L’agenzia delle entrate, dunque, sembra stia facendo sul serio nel contrastare l’evazione che, ha quanto sembra, è uno sport nazionale e non relegato, come ci volevano far credere, nel solo sud.
Va detto, però, che la lotta all’evazione non passa solo attraverso i controlli degli esercizi pubblici ma anche nella aziende industriali e sulla strada col controllo dei mezzi che trasportano la merce.
C’è da auspicarsi che i controlli vengano estesi a tutti i settori e che diventino ordinaria amministrazione; che è il solo modo di creare un giusto approccio al problema tasse.
Bisogna sfatare il principio che se le tasse sono elevate non si pagano e inserire quello che le tasse servono per i servizi ai cittadini e non per mantenere privilegi personali.
In tal senso sembra muoversi il governo Monti che, partendo dall’utilizzo dei soldi recuperati per diminuire le tasse, vorrebbe arrivare all’utilizzo per il sociale.

Purtroppo, però, la diminuzione delle tasse è, fine ad oggi, stata usata come propaganda elettorale ma, considerando che l’attuale governo non ha interesse ad essere rieletto - a parte, forse, qualche sìingolo ministro - e non fa parte di nessun schieramento politico, la speranza che si arrivi a ridurre sostanzialmente l’evazione con mezzi che durano nel tempo e a un più ampio impegno sul sociale è abbastanza reale.

13:46 Scritto da: francescoverduc in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fisco, evasione, milano | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa