Quinta parte: La libertà, il suo necessario controllo e il controllo coatto.

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Si dirà che, controllare la libertà, equivale ad annullarne i benefici. Che ogni cittadino ha il diritto alla libertà. Eppure, come abbiamo visto in precedenza, la libertà individuale è possibile solo nella misura in cui si esprime entro regole sociali definite, anche se non rigide. In ogni società, gli stessi individui si danno regole entro cui agire; il problema, casomai, è il modo in cui colui che gestisce la società è arrivato al potere; se con la forza o l’inganno, o se è stato eletto dal popolo in una consultazione elettorale o referendaria.

Se prendiamo in esame le due situazioni, risulta chiaro che, chi ha il potere derivante dalla forza, cioè, acquisito contro la volontà del popolo, sarà costretto a usarla per mantenerlo, pertanto sarà soggetto a restringere o annullare le libertà dei cittadini. Chi, invece, ha il potere derivante da libere elezioni o suffragio universale, essendo soggetto lui stesso al rispetto delle regole determinate da una costituzione, anch’essa derivata dalla discussione di più componenti sociali e avvallata dal voto del popolo attraverso il suffragio, e che rappresenta l’insieme dei principi su cui il potere (politico) dovrà attenersi nel redigere le regole, dovrà tener conto, sia della costituzione sia dei cittadini votanti; anche di coloro che hanno votato un partito che, pur non avendo raggiunto la maggioranza, si trova all’opposizione in parlamento – questo, permette un maggior controllo sul lavoro legislativo della maggioranza. Ma ciò non basta! Se il potere dittatoriale rappresenta chiaramente la limitazione e annullamento delle libertà individuali, il potere eletto non è immune da tentativi di spostare la società dalla democrazia alla dittatura.

Senza considerare eventuali tentativi di colpi di stato da parte di una minoranza, è proprio la democrazia a dare gli strumenti necessari al potere dittatoriale; e proprio attraverso le libertà che permette.

Il sistema più comune è quello di raggiungere la maggioranza democraticamente e poi fare leggi liberticide che intaccheranno le libertà individuali dando al potere lo strumento di rafforzarsi portando su di se il controllo delle istituzioni addette all’ordine pubblico.

Però, affinché il potere abbia “mano libera”, deve avere, almeno inizialmente, la disponibilità della maggioranza dei cittadini, ovvero, che i cittadini credano che certe leggi  liberticide siano a loro vantaggio. 

Per fare ciò, come accennato in precedenza, lo strumento più idoneo, oggi, è il controllo dell’informazione 

Basta pensare ai tanti monopoli privati nelle comunicazioni e la connivenza di tali monopoli con i politici – anche di livello dirigenziale. Non per nulla i politici si avvalgono – arrivando anche a impadronirsene - dei media per comunicare le loro idee; questo perché possono arrivare ovunque ma, in primis, perché i media sono controllabili senza che il politico ne subisca le conseguenze qualora ci fossero leggi che lo proibiscono; basta che il politico lo  faccia gestire a terzi sotto il suo indiretto controllo. 

L’informazione, dunque, come mezzo di controllo delle idee. Controllo che avviene attraverso la manipolazione delle notizie. ---Questo modo di agire è comune a tutte le società moderne sia dittatoriali che democratiche. 

Pertanto, le società democratiche, pur essendo garanti delle libertà individuali e, perciò, impossibilitate a impedire il libero flusso del pensiero umano, sia esso critico o positivo, devono necessariamente porre limiti alle libertà; limiti che però non devono compromettere le libertà sancite dalla costituzione che è e rimane la garante delle libertà stesse. I limiti devono rendere impossibile la prevaricazione senza impedire le libertà individuali. Inoltre, si rendono necessarie leggi apposite sull’informazione affinché non si verifichino monopoli in grado di manipolare il pensiero.

Scritto da: francescoverduc Link permanente | Commenti (0)

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