27/01/2012

Sempre più alla deriva. Italiani sempre più sfiduciati.

La repubblica
Ormai, la sensazione d’essere su una nave alla deriva è evidente per molti italiani che, intervistati da Eurispes, dichiarano di aver poca fiducia nell’attuale governo. In realtà, il governo Monti ha recuperato sette punti rispetto al governo Berlusconi. Ma rimane ancora lontano da una fiducia, se non piena, almeno abbastanza consistente da far pensare ad una tendenza degli italiani al ritorno ai consumi.
Invece, come si deduce dal rapporto, la tendenza degli italiani rimane quella del risparmio a causa dell’incertezza del futuro e della perdita del potere d’acquisto.

Insomma, per gli italiani, la nave sta andando sempre più alla deriva; e non si può dar loro torto.
Considerando che il divario tra redditi e inflazione si sta allargando sempre più, pensare ad una ripresa è impensabile dal punto di vista di coloro che stanno vivendo la situazione di disagio causato dalla crisi. Un disagio che li costringe a lottare quotidianamente per arrivare alla fine mese, senza riuscirci.  
L’Italia del ceto medio (e qui bisognerebbe tirare una linea di demarcazione tra ceto medio e ceto ricco) , che fino a qualche anno fa poteva accampare il diritto d’essere la classe di riferimento, sta ora scivolando verso il baratro della classe, meno abbiente, dei “proletari che per primi si sono trovati alla deriva. Anche se è vero che certi stipendi permettono di sentire meno la crisi, ciò non significa che il ceto medio si fidi e, perciò, tende a ridurre le spese in previsione di un ulteriore ribasso del reddito.
Inoltre, considerando che molti del ceto medio hanno già iniziato a consumare i risparmi per far fronte alle spese passate tipo mutui, è ovvio presupporre che non si muoveranno finché non saranno sicuri almeno di una minima stabilità che permetta loro di programmare le spese senza rischio.

Dunque, il problema maggiore per la ripresa è il consumo dei beni; senza quello non ci può esserci ripresa industriale e, senza quella, rimarrà fermo anche il terziario e i servizi in genere.
E non bastano certo le azioni del governo sulle liberalizzazioni e sul lavoro a riportare la nave su una rotta controllata poiché il problema della deriva dipende dalla nave stessa. Una nave che dovrebbe essere mandata alla demolizione, sta, invece, per essere rattoppata alla meglio, ma non per essere riportata in porto ma per poterla rimettere in navigazione.
Gli interventi del governo non servono ad altro che ha salvare la nave pur nella piena coscienza che è la nave stessa la vera causa della deriva.
LA CAUSA DELLA CRISI E’ DEL SISTEMA ECONOMICO LIBERISTA E NON DELLA STRUTTURA SOCIALE. SE NON SI CAMBIA QUELLO, SARA’ INUTILE RATTOPPARE LA NAVE.
Noi e la società

11:25 Scritto da: francescoverduc in Riflessioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi, italiani, monti, governo, fiducia, liberismo | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

07/12/2011

Potere finanziario e la crisi economica

Fonte
“Riforme giusto in tempo per evitare la catastrofe”. “Quando i provvedimenti arrivano in ritardo è maggiore l’impatto, l’insoddisfazione e la preoccupazione”.
Due frasi del presidente Napolitano che dovrebbero servire a “tranquilizzare” i cittadini sulla crisi per il solo fatto che, essendo in ritardo, è ovvio che i provvedimenti siano più pesanti; come a dire che, se detta manovra fosse stata elargita a gocce, i cittadini sarebbero più soddisfatti e meno preoccupati.

Va da se che, in effetti, di manovre nel 2011 ne sono state fatte tre - due da Berlusconi/Tremonti e una da Monti -, ma il presidente, probabilmente si riferisce al fatto che Berlusconi a atteso, negando l’evidenza della crisi; e questo è vero. Ma sarebbe, forse, cambiato qualcosa se si fosse intervenuti prima?
Considerando che la crisi è il frutto di speculazioni finanziarie gestite dalla grande finanza mondiale, ovvero da gruppi di potere che vivono sui debiti altrui acquistando i titoli di stato degli stati per poi ricattarli attraverso, appunto, le speculazioni finanziarie togliiendo agli stessi stati la fiducia mettendoli, così, nell’impossibilità di liquidare i titoli e, considerando che, i singoli stati, in tale necessità, sono costretti ad emettere altri titoli ma con una rendita maggiore indebitandosi ulteriormente, non si capisce a cosa sarebbe servito intervenire prima.

A parte che, alla fine, cioè ora, ci troveremmo comunque nella stessa situazione perché, anche dilatando nel tempo le misure, il risultato finale rimane invariato. Lo spostamento dell’età pensionabile, l’aumento dell’iva e accise sui carburanti che implicano una riduzione del potere d’acquisto, l’Ici o Imu sulla prima casa, l’aumento dell’addizionale Irpef, blocco dell’adeguamento delle pensioni sopra i mille euro all’inflazione, sono tutte azioni che, anche se intraprese prima, non sarebbero costate meno ai cittadini anzi, avremmo cominciato prima a pagare la politica dei gruppi di potere che non hanno certo il benessere dei popoli come primo principio del loro agire.

La manovra di Monti, così come quelle del precedente governo, hanno un difetto comune: tutt’e due non tengono conto dell’origine della crisi pur conoscendone i meccanismi, pertanto, invece di intervenire sui meccanismi per modificarli - che è l’unico modo di evitarle in futuro -, continuano a prendere provvedimenti tipici delle crisi cicliche del sistema che riguardano, essenzialmente, il rapporto debito PIL. Non vogliono prendere in considerazióne che la crisi, in realtà, è stata creata apposta per ragioni di potere; si può dire che, all’interno del sistema, le guerre avvengono, in prevalenza, attraverso il ricatto economico e non più con le armi. Per i gruppi di potere finanziario, è’ più conveniente conquistare un territorio con il ricatto economico che con le armi attraverso la compiacenza dei governi in carica.

14:33 Scritto da: francescoverduc in POLITICA, SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi, finanza, finanziaria, governo monti, napolitano | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa