04/12/2011
Getta la moglie dalla finestra e la “segue”.
Succede a Bologna. Un pensionato di 67 anni, originario di Salerno, dopo dieci anni passati ad accudire la moglie ammalata di alzheimer, decide di porre fine alle sofferenze della moglie, e proprie, gettandola da una finestra per gettarsi anch’egli. L’anziano, prima di mettere in pratica l’atto estremo, lascia un biglietto - trovato dai carabinieri nell’appartamento dei coniugi - con scritto: “cosi potrò curare la mia bambina”.
Che dire? A quanto dicono i vicini, l’anziano aveva a cuore la moglie tanto d’aver dedicato ogni giorno degli ultimi dieci anni ad assisterla.
Dedicare la propria vita a una persona - a parte un possibile interesse, da escludere dato che s’è ucciso anch’egli - è, quanto meno, sinonimo di un amore passionale ma disinteressato nei confronti della persona. Ma un amore disinteressato, per sua natura, presuppone, allo stesso tempo, che la persona accetti la sorte della persona amata. Ma, allora, perché scrivere quelle sei parole che, pur nella loro semplicità, descrivono una situazione ben diversa?
Le parole: “Così potrò curare la mia bambina” hanno un che di inquietante, di non accettazione della malattia, di attesa nella speranza che tutto si risolva e la vita torni a scorrere come prima; la speranza del ritorno della felicità. Quella felicità interrotta dalla malattia di lei.
La speranza, però, s’infrange contro la ben più dura realtà oggettiva del mondo. Mondo che, al di la delle aspettative che crea, continua a essere assente. Ed è proprio l’assenza del mondo, quel mondo che crea aspettative senza concretizzarle, a spingere l’uomo a cercare la fuga verso altre soluzioni. E la fuga può essere verso un mondo altro, diverso da quello reale.
“Così potrò curare la mia bambina” diventa, allora, l’indicazione del perché di un’azione tanto estrema.
16:27 Scritto da: francescoverduc in CRONACA, Riflessioni, SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: suicidio, amore, società, cronaca | OKNOtizie |
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22/11/2011
Massacra di botte l’ex moglie perché voleva il figlio.
È successo a Foggia. Un marito riunisce la famiglia, padre, madre, fratello, e sorella, per un raid contro l’abitazione dell’ex moglie per sottrarle il figlio di quattro mesi. Un raid in piena regola dato che, invece di suonare, sfondano la porta per entrare. Una volta dentro, prendono a botte la ex moglie e la madre di lei. I vicini, pur se minacciati dal gruppo di incursori, chiamano il 113. Arrivati sul posto, gli agenti impongono al quintetto di riconsegnare il figlio che, mentre prendevano a botte le vittime era stato “affidato”, con l’intento di sottrarlo alla madre, alla madre di lui. Nel frattempo la ex moglie ha un malore e viene portata al pronto soccorso – qui, dall’articolo, sembra che ha portarla al pronto soccorso sia stato il quintetto, cioè, sembra che gli agenti non abbiano fatto nessuna azione contro gli aggressori. Qui, il quintetto, non contento delle botte precedenti, ricomincia a inveire e a prendere a pugni e calci l’ex moglie e la madre di lei minacciandole di morte se non avessero consegnato il bambino. Un inserviente, intervenuto a sedare la lite s’è preso un pugno rimanendo tramortito. Nel colmo dell’ira, il marito ha afferrato un tripode metallico e ha colpito l’ex moglie al viso facendole uscire un occhio dall’orbita e fracassandole la mascella e rotto parecchi denti. L’ex moglie è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico.
Tutto questo è successo il 29 di agosto, ma i tre aggressori sono stati arrestati dopo due mesi di indagine.
C’è qualcosa che non torna in questa orrenda storia. Innanzi tutto, perché non sono stati arrestati subito dopo le aggressioni? I testimoni cerano, eppure c’è voluta la denuncia della vittima affinché si potesse procedere all’arresto. Denuncia che la signora è riuscita a fare con l’aiuto di una psicologa, cioè, dopo aver superato il trauma, cioè, se non fosse riuscita a superare il trauma, il terzetto sarebbe ancora libero.
In secondo luogo, la violenza brutale con cui l’ex marito ha usato contro la donna va ben al di là della semplice, se pur condannata con 4 anni di carcere, violenza privata. Colpendola ripetutamente al volto, avrebbe anche potuto ucciderla o, comunque, renderla disabile. Una violenza simile e per motivi che si suppone siano legati all’affido del figlio alla madre, ovvero, che vanno contro una decisione del tribunale, non può essere tollerata.
L’uomo doveva essere fermato subito dagli agenti che sono intervenuti su denuncia dei testimoni!
14:25 Scritto da: francescoverduc in Cronaca di ordinaria follia, SOCIETA' | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: cronaca, violenza sulle donne | OKNOtizie |
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16/11/2011
La scommessa sull’energia pulita. Volendo si può.
Scommettere sull’energia pulita sembra sia non solo la strada giusta per rispettare l’ambiente ma anche un mezzo per recuperare soldi che permettono di sganciarsi dalla dipendenza dallo stato.
È quanto si ricava dall’esperienza di Collarmele, comune di 1000 abitanti in provincia dell’Aquila, che già dagli anni ottanta ha fatto la scelta dell’energia pulita incominciando con l’eolico per approdare al solare (non ancora in funzione). Gli impianti sono stati costruiti dall’Enel, e sono gestiti dall’Enel e dalla multinazionale Eneco, che versa al comune 400.000 euro all’anno e che raddoppieranno con l’entrata in funzione dell’impianto fotovoltaico.
Tutto ciò, grazie allo sviluppo della tecnologia che ha permesso di ridurre al minimo l’impatto ambientale e l’inquinamento acustico.
Ma anche perché chi l’ha fatto ci credeva veramente e non per un tornaconto politico.
14:56 Scritto da: francescoverduc in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cronaca, energia pulita.guadagno | OKNOtizie |
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