31/01/2012

Chiesta perizia psichiatrica per Totò Riina.

ANSA
Totò Riina, il noto criminale e boss mafioso che “lottò” contro lo stato a suon di attentati dove morirono molte persone, che uccise e fece uccidere altre persone, che decretò l’eliminazione dei familiari dei pentiti fino al 20° grado di parentela e che è stato condannato a svariati ergastoli per le sue attività criminali, è riuscito ad ottenere, per mezzo del suo avvocato, la perizia psichiatrica perché “non più in grado di intendere e di volere”. La richiesta è stata avanzata nel processo d’appello per l’omicidio di Giovanni Mungiovino, politico Dc ucciso nell’83.

La perizia psichiatrica, nel procedimento penale, serve per determinare se l’imputato, al momento del crimine, era capace di intendere e volere (art. 85 del codice penale). Nel caso venga determinato che non lo era, cade l’accusa perché: Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile. È imputabile chi ha la capacità d’intendere e di volere.
Come si possa valutare la capacità di inendere e di volere di  un imputato dopo quasi trent’anni dal fatto, considerando anche il cospicuo curriculum criminale del soggetto, è un mistero. Ma anche se dovesse risultare che, al momento di quel determinato delitto, il soggetto non fosse in grado di inendere e di volere, rimangono sempre in essere le condanne all’ergastolo di molti altri delitti e quello di eversione contro lo stato come capo mafioso.

17:14 Scritto da: francescoverduc in Giustizia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: mafia, giustizia, totò ruiina | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

20/11/2011

Morire per un parcheggio

fonte

Succede nel pieno centro di Cremona, città della ricca padana, che un anziano pensionato di 76 anni venga travolto da un grosso Suv per una questione di parcheggio.

Il parcheggio era per disabili e destinato alla compagna, disabile al 100%, dell’anziano che, arrivato a casa, l’ha trovato occupato dal Suv. Dopo aver saputo chi era il proprietario del Suv, l’anziano ha protestato in modo acceso e ne è nata una lite dove l’anziano ha avuto la peggio. Il proprietario del Suv, salito in macchina per andarsene, travolge, e a quanto sembra dalle testimonianze, di proposito l’anziano, uccidendolo.

Un episodio drammatico che da la misura di cosa sia diventata, oggi, la società e l’uomo che in essa vive e gestisce. Certe reazioni sono tipiche di una società basata sia sull’egoismo che su una visione distorta di se stessi in rapporto agli altri. Un rapporto, ormai, basato esclusivamente, o quasi, sulla lotta costante per affermarsi e mantenere, a tutti i costi, i propri privilegi.

Sembrerà ai più che il mio ragionamento sia eccessivo: in fondo, un episodio non fa testo. Ma episodi del genere, in una società civile, non dovrebbero esistere. Uccidere a sangue freddo per il diritto ad occupare un posto – perché è di questo che si tratta – al di là delle regole che ne determinano le priorità – e dare un posto a chi ne ha bisogno è e deve essere una priorità – significa mettere sempre e comunque se stessi al centro delle priorità.

Designare un posto al singolo per ragioni obiettive e non emotive è quello che ogni società civile dovrebbe mettere al primo posto. Un disabile è, per definizione, inabile sia al lavoro sia alla gestione autonoma della sua esistenza. Il posto a lui designato, pertanto, è l’aiuto necessario alla sua sopravvivenza. Chiaro che per posto non mi riferisco solo al parcheggio ma a qualsiasi “vantaggio” che il disabile ottiene per le sue specifiche condizioni. Rispettare questi vantaggi significa avere quel senso di giustizia che ogni individuo civile dovrebbe avere.

 

 

14:29 Scritto da: francescoverduc in Cronaca di ordinaria follia, SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: disabili, omicidio, società, giustizia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa