07/12/2011
Potere finanziario e la crisi economica
Fonte
“Riforme giusto in tempo per evitare la catastrofe”. “Quando i provvedimenti arrivano in ritardo è maggiore l’impatto, l’insoddisfazione e la preoccupazione”.
Due frasi del presidente Napolitano che dovrebbero servire a “tranquilizzare” i cittadini sulla crisi per il solo fatto che, essendo in ritardo, è ovvio che i provvedimenti siano più pesanti; come a dire che, se detta manovra fosse stata elargita a gocce, i cittadini sarebbero più soddisfatti e meno preoccupati.
Va da se che, in effetti, di manovre nel 2011 ne sono state fatte tre - due da Berlusconi/Tremonti e una da Monti -, ma il presidente, probabilmente si riferisce al fatto che Berlusconi a atteso, negando l’evidenza della crisi; e questo è vero. Ma sarebbe, forse, cambiato qualcosa se si fosse intervenuti prima?
Considerando che la crisi è il frutto di speculazioni finanziarie gestite dalla grande finanza mondiale, ovvero da gruppi di potere che vivono sui debiti altrui acquistando i titoli di stato degli stati per poi ricattarli attraverso, appunto, le speculazioni finanziarie togliiendo agli stessi stati la fiducia mettendoli, così, nell’impossibilità di liquidare i titoli e, considerando che, i singoli stati, in tale necessità, sono costretti ad emettere altri titoli ma con una rendita maggiore indebitandosi ulteriormente, non si capisce a cosa sarebbe servito intervenire prima.
A parte che, alla fine, cioè ora, ci troveremmo comunque nella stessa situazione perché, anche dilatando nel tempo le misure, il risultato finale rimane invariato. Lo spostamento dell’età pensionabile, l’aumento dell’iva e accise sui carburanti che implicano una riduzione del potere d’acquisto, l’Ici o Imu sulla prima casa, l’aumento dell’addizionale Irpef, blocco dell’adeguamento delle pensioni sopra i mille euro all’inflazione, sono tutte azioni che, anche se intraprese prima, non sarebbero costate meno ai cittadini anzi, avremmo cominciato prima a pagare la politica dei gruppi di potere che non hanno certo il benessere dei popoli come primo principio del loro agire.
La manovra di Monti, così come quelle del precedente governo, hanno un difetto comune: tutt’e due non tengono conto dell’origine della crisi pur conoscendone i meccanismi, pertanto, invece di intervenire sui meccanismi per modificarli - che è l’unico modo di evitarle in futuro -, continuano a prendere provvedimenti tipici delle crisi cicliche del sistema che riguardano, essenzialmente, il rapporto debito PIL. Non vogliono prendere in considerazióne che la crisi, in realtà, è stata creata apposta per ragioni di potere; si può dire che, all’interno del sistema, le guerre avvengono, in prevalenza, attraverso il ricatto economico e non più con le armi. Per i gruppi di potere finanziario, è’ più conveniente conquistare un territorio con il ricatto economico che con le armi attraverso la compiacenza dei governi in carica.
14:33 Scritto da: francescoverduc in POLITICA, SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crisi, finanza, finanziaria, governo monti, napolitano | OKNOtizie |
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22/11/2011
La lega insorge contro Napolitano sulla nazionalità italiana ai figli di immigrati.
Aggiungo questo interessante articolo sulle difficoltà dei figli di immigrati nati in Italia.
Non perde occasione la lega per erigere barricate; è da quando è nata che lo fa.
Questa volta riguarda il vecchio tema della nazionalità ai figli di immigrati che Napolitano auspica si possa fare una legge in merito. Napolitano va giù duro nelle sue esternazioni in occasione dell’incontro con la federazione delle chiese evangeliche in Italia. Per Napolitano, la nomina di Andrea Riccardi, fondatore della comunità di sant’Egidio a ministro della Cooperazione internazionale e dell’integrazione sociale, è un segno che certe cose, proibite nel governo Berlusconi, ora si possano fare e devono essere fatte per diversi motivi.
Per il capo dello stato, “ora c’è la possibilità di fare in parlamento quello che non si è potuto fare negli anni passati”, “credo ci siano maggiori possibilità di dialogo e confronto tra gli schieramenti, avremo le condizioni per una maggiori maggiore obiettività e costruttività”. Inoltre, “negare la cittadinanza ai figli di immigrati è pura follia, un’assurdità, i bambini aspirano a diventare italiani”.
Napolitano si auspica che ci sia la consapevolezza della necessità, per l’Italia, di acquisire nuove energie in una società per molti versi invecchiata se non sclerotizzata.
Come detto, la lega, attraverso l’ex ministro delle semplificazioni, Roberto Calderoli, afferma che: la vera follia sarebbe dare la nazionalità basandosi sullo ius soli (è cittadino chi nasce sul suolo dello stato) e non sullo ius sanguinis (è cittadino per discendenza o filiazione vedi), come prevede oggi la legge. Per questo si dicono disposti ad erigere barricate in parlamento e nelle piazze.
La posizione della lega, oltre ad essere retrograda, è anche in contraddizione con quanto afferma in altre occasioni sempre sul problema immigrati e la loro integrazione. È la lega che vuole imporre all’immigrato la conoscenza della lingua, della storia e della cultura dell’Italia in genere; e chi più di un ragazzo nato in Italia ha la possibilità di apprendere lingua, storia e cultura? Certo, per fare ciò è necessario che il ragazzo frequenti la scuola italiana, cosa che, però, può presentare delle serie difficoltà se non ha la cittadinanza. Ecco, allora, che il problema si risolve dando al ragazzo la cittadinanza sin dalla nascita affinché possa frequentare la cultura italiana sin dall’inizio. Questo è l’unico metodo necessario se si vuole che i figli di immigrati si inseriscano nel tessuto sociale italiano alla pari dei coetanei italiani e che riescano a interagire con essi anche se di cultura diversa.
Ma la lega ha paura, il motivo rimane ignoto, che poi, dopo la cittadinanza, arrivi il voto all’immigrato. Ma il voto è legato alla cultura e se manca è ovvio che l’immigrato stesso avrà difficoltà a scegliere. Dunque, cultura = maggior conoscenza del luogo in cui si vive = maggior possibilità di interagire con la cultura esistente = maggior possibilità di convivenza tra diverse culture = maggior possibilità di emergere nella società = maggior possibilità di accettare i principi fondanti della stessa. Se manca la cultura, l’immigrato avrà poche possibilità di emergere in un mondo che non conosce e, pertanto, anche di scegliere. Ma, forse, anzi sicuro, è quello che vuole la lega; un popolo di diseredati/disadattati pronti a servire il padrone pur di entrare nelle sue grazie pur sapendo che resterà sempre ai margini esterni della società.
Concludendo, le barricate della lega, più che essere contro la nazionalità degli immigrati, sono contro lo sviluppo naturale dei popoli che, da sempre e per motivi immutati nel tempo, si frammischiano fra loro dando origine a nuove culture. ---. Le parole dl capo della stato “acquisire nuove energie in una società per molti versi invecchiata se non sclerotizzata” hanno valore reale e profetico allo stesso tempo.
21:58 Scritto da: francescoverduc in LEGA, POLITICA, SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lega, napolitano, immigrati, nazionalità | OKNOtizie |
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