24/12/2011

Storie di quotidiano razzismo.

Fonte notizia
Mouhamadou Diop è un senegalese che vive e lavora in Italia da 26 anni. Lavora come padroncino in una cooperativa di trasporti, una delle tante a cui la Sda ha dato in appalto alcune attività. Una vita dura, fatta di ore interminabili di lavoro per poter pagare il furgone che ha dovuto comperare e mantenere la famiglia che vive in Italia. Diop ha moglie e tre figli che stanno crescendo in Italia e che impareranno a vivere alla maniera occidentale.
Ma Diop non può vivere tranquillo. E nemmeno i suoi figli potranno un giorno dire di essere Italiani. Su di loro, come su tutti gli stranieri in Italia, rimarrà sempre appiccicato addosso il marchio infame dell’essere straniero, e nero. 

da discutendo insieme

23:17 Scritto da: francescoverduc in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: razzismo | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

14/12/2011

Razzismo e propaganda, a Firenze un atto isolato determinato dalla confusione.

Si sa che il razzismo esiste in ogni paese del mondo e che in una democrazia laica è condannato a partire dalla costituzione. Si sa anche che, in Italia, è vietato ogni partito che faccia riferimento ad esso, ma si sa anche che viene tollerato al punto da permettere l’esistenza di movimenti politici razzisti e che questi politici, per ragioni di parte, oltre che a far parte di coalizioni, vengono anche eletti in parlamento e vengono anche nominati ministri.
Pertanto, è in questo contesto che andrebbe analizzato l’atto omicida/suicida di Firenze.
Quello che è successo a Firenze il 13 dicembre è un atto esecrabile che richiama alla mente periodi storici che, pur non essendo da dimenticare, non vorremmo mai ricordare, in modo particolare se il ricordo viene risvegliato da azioni violente e razziste.

Ciò detto, serve, però, capire i presupposti di tale violenza e non buttare il “mostro in prima pagina” con titoloni tipo: “agguato razzista ai mercati di Firenze” o “killer da la caccia ai senegalesi” comparsi sui quotidiani nazionali e che hanno come unico risultato quello di fomentare altro odio.
Innanzi tutto, andrebbe rapportato ad altri fatti avvenuti in Italia.    Quello del campo rom a Torino,, ad esempio, dove la matrice razzista è evidente ma, pur con tutta la violenza del fatto, non ci sono stati morti e gli attentatori sono ben lontani dal pensare di togliersi la vita. Il fatto, come tutti sanno, è nato proprio da un’informazione volutamente, anche se per ragioni diverse, errata - data dalla presunta vittima - e amplificata dalla stampa, che ha dato l’imput a gruppi razzistii di organizzare il pogrom contro il campo rom.
E’ evidente la differenza tra i due fatti; da una parte abbiamo gruppi organizzati con alla base un’ideologia ben definita, quella, appunto, razzista. Dall’altra un singolo individuo che agisce a nome proprio e senza un vero riferimento ideologico; ne è la prova del suo suicidio dopo il fatto.

Se nel primo caso (Torino) siamo di fronte a gruppi organizzati in attesa  dell’imput per sfogare la loro avversione contro tutto ciò che è diverso, nel secondo (Firenze), è più probabile che ci troviamo di fronte a un individuo che, di fronte alla continua propaganda razzista fatta negli ultimi decenni e proprio da un partito (la lega) istituzionale, in mancanza di un riferimento ideologico o d’altra natura, non abbia saputo individuare, e distinguere, nel messaggio, la propaganda e l’azione politica, la forma dalla sostanza creando dentro di se una confusione che lo ha portato ad agire senza prevedere le conseguenze del suo gesto ne oggettivamente ne soggettivamente..  
Se avesse avuto chiaro in mente ciò che stava facendo e perché, sicuramente si sarebbe arreso per poter lanciare il suo messaggio - vedi esempio di Breivik in Norvegia - come Brevik in Norvegia che dichiara “le stragi sono state necessarie per trasmettere un segnale forte alla Norvegia e procedere verso la salvezza europea” e, ancor prima della strage, pubblicare sulla rete il suo manifesto, invece che suicidarsi.
Dunque, l’aspetto principale dell’evento, oltre ai morti, è la confusione che caratterizza l’attentatore, e non solo, e questo sarebbe da tener presente prima di lanciare definiziioni definitive.

Per concludere, vorrei dire, con tutto il rispetto del caso, che pure i senegalesi si sono lasciati trascinare dalla propaganda politica e razzista. Si, perché con le loro affermazioni rischiano di innestare un razzismo al contrario.
Certo, essere presi di mira, nel senso vero del termine, non è piacevole ma, vivendo in Italia da anni - considerando anche che il Senegal è uno stato laico -  e conoscendola, sanno benissimo che il razzismo è opera di pochi e che la maggioranza dei cittadini è razzista quanto lo è la maggioranza dei cittadini di ogni nazione della terra, incluso il Senegal.

17:44 Scritto da: francescoverduc in Riflessioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: razzismo, strage, firenze | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa