01/02/2012
Noi e il vuoto
Un cielo grigio, plumbeo quasi.
Carico di presagi, più che di neve.
Un cielo che opprime,
che preme, come un maglio
preme l’acciaio incandescente,
deformando la percezione
del sé, di quello che siamo,
di tutto ciò che eravamo.
Origine foto
Nessuno è rimasto sulla panchina
ha contemplare il grigio cielo plumbeo.
Nessuno è rimasto nel tempo
ha testimoniare quanto soli eravamo.
Schiacciati dall’immenso peso
che il cielo, inclemente,
come punizione delle sconsiderate
nostre azioni, c’infligge, come fantasmi
nel vuoto del nostre sé, senza meta
continuiamo la nostra folle corsa verso l’ignoto.
Carico di presagi, più che di neve.
Un cielo che opprime,
che preme, come un maglio
preme l’acciaio incandescente,
deformando la percezione
del sé, di quello che siamo,
di tutto ciò che eravamo.
Origine foto
Nessuno è rimasto sulla panchina
ha contemplare il grigio cielo plumbeo.
Nessuno è rimasto nel tempo
ha testimoniare quanto soli eravamo.
Schiacciati dall’immenso peso
che il cielo, inclemente,
come punizione delle sconsiderate
nostre azioni, c’infligge, come fantasmi
nel vuoto del nostre sé, senza meta
continuiamo la nostra folle corsa verso l’ignoto.
mmagine tratta dal blog di: Filippo Gianpapa
Quel vuoto che da sempre ci accompagna,
che in noi è l’essenza del sé più profondo.
Quel vuoto in cui da sempre cadiamo,
da cui, con ostinata determinazione,
ne cerchiamo la fine.
Ma il cielo, da tempi remoti,
ci rifugge, tenendoci prigionieri
nel nostro tempo finito; nel nostro sé
per sempre racchiusi.
Quel vuoto che da sempre ci accompagna,
che in noi è l’essenza del sé più profondo.
Quel vuoto in cui da sempre cadiamo,
da cui, con ostinata determinazione,
ne cerchiamo la fine.
Ma il cielo, da tempi remoti,
ci rifugge, tenendoci prigionieri
nel nostro tempo finito; nel nostro sé
per sempre racchiusi.
17:11 Scritto da: francescoverduc in POESIE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: noi, vuoto, ignoto, cielo, sé | OKNOtizie |
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