11/12/2011

La denuncia di stupro fatta da una minorenne era un’invenzione.

fonte
Secondo quanto aveva raccontato ai militari, la vittima sarebbe stata attirata da due uomini nell'androne di un palazzo non lontano da quello in cui abita, sarebbe stata derubata del cellulare e poi stuprata da uno dei due e lasciata in strada, dove il fratello l'ha trovata seminuda.
Quanto raccontato dal fratello, però, non coincide con il racconto della vittima: “mia sorella è stata trascinata brutalmente su una montagnola di un parco di corso Molise, vicino a un ponte, e lì è stata violentata”. Quello che è veramente successo sarà compito dei carabinieri appurarlo.

Quello che, invece, è successo a causa della denuncia e delle affermazioni del fratello: “Sono stati due zingari romeni che abitano in una cascina qui vicino”, “Li ho visti mentre fuggivano dopo aver stuprato mia sorella: ho provato a inseguirli, ma senza successo”, che ha portato la popolazione a manifestare e alcuni gruppi violenti a incendiare il campo rom indicato dal fratello e tutt’altra storia.


E’ la storia che può nascere solo da una mentalità che ancora non accetta l’indipendenza della donna sempre vista come oggetto più che come soggetto e che ha portato la minorenne ad inventarsi la storia dello stupro per paura che i familiari scoprissero che aveva avuto un rapporto con un uomo poiché aveva in corso una emorragia.


Una storia dove si ha sempre bisogno di un capro espiatorio per giustificare le proprie manchevolezze e difetti. Dove ogni scusa è buona per dare sfogo alla propria violenza contro i diversi come a marcare un territorio. Una storia di animaleschi istinti che si crede siano perduti ma che sono sempre in agguato, anche nell’HOMO SAPIENS SAPIENS.
Ma anche storia di degrado sociale e di ri-affermazione della propria identità sia come individuo sia come gruppo.
Tutto questo accade a Torino.

17:11 Scritto da: francescoverduc in Cronaca di ordinaria follia, SOCIETA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: stupro, violenza, rom | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa

23/11/2011

Italia allo sfascio: i familiari di tre condannati per stupro devastano il tribunale

 

 tribunale devastato

 

I tre ragazzi che l’aprile del 2010 avevano stuprato una ragazza sedicenne a Torvajanica il giorno di pasquetta sono stati condannati a 8 anni di carcere dal tribunale di Velletri. Ad assistere alla sentenza erano presenti sia i parenti della vittima sia i genitori e parenti dei ragazzi.

Dopo la sentenza, però, i genitori e parenti dei ragazzi, dopo un battibecco con i familiari della ragazza, hanno incominciato  a sfasciare tutto tentando anche di aggredire i giudici che, però, sono stati fatti allontanare indenni dai poliziotti presenti. Per sedare la rissa sono dovuti intervenire in massa i carabinieri che hanno arrestato 20 persone. Dovranno ora rispondere di diversi reati.

Non s’è mai sentito che in un tribunale, che per definizione è luogo di legge (non uguale per tutti), si verificasse l’aggressione ai giudici e azioni di vandalismo, alla luce del solo, contro la struttura. Un atto a dir poco agghiacciante. Un atto dimostrativo del clima che si respira oggi in Italia. Un clima di completo disincanto delle regole. Pensare di poter modificare con la violenza, cioè, travalicando le regole del sistema democratico, la sentenza emessa dai giudici dopo indagini durate un anno e mezzo, il che lascia presupporre che la sentenza non sia “razzista” nei confronti di due dei ragazzi di origine rom e di famiglia nomade ma obiettiva dei fatti, è pura follia e spregio della legge.

Secondo l’Anm, il fatto è da ricondurre alla lunga campagna di delegittimazione nei confronti della magistratura di questi ultimi anni. Campagna che ha portato i cittadini a diffidare delle sentenze dei giudici perché di parte.

 

Inoltre, secondo telefono rosa, il processo è stato caratterizzato da comportamenti offensivi, da parte della difesa, nei confronti della vittima e di coloro che le hanno dato sostegno. Anche questo dimostra che, ancora oggi in Italia, lo stupro viene interpretato come una conseguenza di un atto provocatorio derivante dal comportamento della vittima nei confronti del maschio e non un’aggressione sessuale.

Concludendo, è impensabile, in una società democratica, che un tribunale sia visto come luogo di repressione mentre non è altro che il luogo di giudizio di comportamenti criminali. In ogni società, almeno fino ad oggi, i tribunali sono sempre esistiti ed esisteranno finché esisterà la criminalità. Il problema, caso mai, consiste nell’evitare che diventi luogo di repressione delle idee, ovvero, che non venga utilizzato per giudicare coloro che non condividono l’idea maggioritaria nella società.

 

11:52 Scritto da: francescoverduc in CRONACA, Cronaca di ordinaria follia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: stupro, violenza, tribunale | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook |  Stampa